Nuova energia biancazzurra Huff non più corpo estraneo
FERRARA. Ha dovuto percorrere più di milleduecento chilometri per ritrovarsi, la Mobyt. Anzi, per scoprirsi. Perché mai quest’anno era riuscita a mostrare un volto così determinato e cinico,...
FERRARA. Ha dovuto percorrere più di milleduecento chilometri per ritrovarsi, la Mobyt. Anzi, per scoprirsi. Perché mai quest’anno era riuscita a mostrare un volto così determinato e cinico, soprattutto in trasferta. Ha dovuto arrivare fin sulla punta dello stivale e scendere su un campo ostico per scoprire di essere davvero una squadra. Unita, compatta, che può fare affidamento sul talento dei singoli, ma anche sulla moralità di un gruppo. E tutto contro una formazione come Reggio Calabria che di talenti ne ha almeno due e sa giocare a pallacanestro.
Ecco che la vittoria di domenica scorsa contro la Viola assume contorni davvero multicolori, se si pensa che la Mobyt, dopo due sconfitte filate e problemi irrisolti, rischiava di entrare in un vortice di negatività. Invece questo non è avvenuto e dopo quaranta minuti all’arrembaggio, Ferrara può solo trarre pillole di energia e sorsi di autentica positività. Come dire che da Reggio Calabria la Mobyt torna corroborata e carica, come dopo aver bevuto un sorso di Red Bull.
Prima di tutto perché finalmente, dopo tanto tempo, ha sfatato il tabù trasferta. E questo è un segnale importante che abbraccia persino due campionati e consegna al gruppo maggiore tranquillità. In seconda battuta, aver finalmente compreso che Huff non è un corpo estraneo alla squadra, ma che può dare il suo contributo, di fatto apre una nuova era. Perché ora la Mobyt ha la consapevolezza di avere un giocatore in più su cui lavorare. Certo, c’è ancora tanto da fare sia a livello individuale che collettivo, ma 23 punti segnati, col 70% al tiro, restando all’interno di un sistema di gioco, sono un bellissimo segnale. Come lo sono la leadership di Kenny Hasbrouck, “centravanti” di razza, che per la prima volta lontano dal Pala Hilton Pharma ha dimostrato tutte le sue doti. O la lucidità di Ferri in regia o la solidità di Benfatto sotto canestro. Condito dal contributo di una serie di giocatori che, mai come a Reggio Calabria, hanno capito il loro ruolo e ciò di cui la squadra aveva bisogno per vincere.
Mauro Cavina
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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