Resca, una vita da mediano sotto i riflettori
Pallamano serie A. Il fuoriclasse dell’Estense in redazione per raccontare la sua carriera
FERRARA. Altro che vita da mediano: Matteo Resca è sempre sotto i riflettori della pallamano italiana. Tra i più forti giocatori in circolazione, l’emblema dell’Handball Estense è stato protagonista anche sabato scorso di una prestazione fantastica che gli ha permesso di realizzare un record personale: 13 gol contro Ambra terza forza del campionato di serie A. Mica male per uno che ha rifiutato i grandi palcoscenici internazionali per restare nella sua città e proseguire gli studi. «Al massimo avevo fatto 11 gol in una sola partita - ricorda Resca -, in questo caso i due rigori alla fine mi hanno permesso di rimpinguare il bottino. Bella sensazione, mi hanno fatto molti complimenti che a me interessano davvero poco. Mi piace questo sport e il mio impegno lo metto a disposizione della squadra».
I biancoblù erano partiti in sordina, dovevano solo salvarsi e adesso dopo sette giornate sono quarti in classifica in piena zona scudetto. «La posizione attuale ci garantirebbe la poule scudetto, sarebbe bello arrivarci, ma non montiamoci la testa. Contro Ambra abbiamo fatto il colpaccio, ho giocato bene io perché anche la squadra si è mossa bene. Parlare di scudetto, invece, è prematuro, non scordiamoci che ci sono avversarie molto ben attrezzate. E’ vero anche che, a parte Carpi che è una corazzata, con le altre ce la possiamo giocare. Dobbiamo però stare attenti: basta un calo di concentrazione per rischiare di perdere anche con le ultime». Centrale, pivot o terzino, Resca può fare praticamente qualsiasi ruolo a livello di club. Lui non fa differenze, si mette a disposizione di coach Di Vita e quel che viene di buono è tutto per la squadra. «Diciamo che nasco terzino sinistro, sono alto 1,94 m e questo mi permette di tirare sopra le difese avversarie. Nella pallamano, forse, i centimetri servono più che nel basket o nella pallavolo. In Europa si vedono terzini che superano i 2 metri e squadre dove il più piccolo non è meno di 1,90 m. In più è uno sport molto fisico: in ogni azione c’è un contrasto. Per questo più si è forti fisicamente e maggiori possibilità di fare carriera ci sono, ma non in Italia».
Il nostro fuoriclasse, infatti, ha rinunciato all’estero quando avrebbe potuto andarci per una semplice scelta di vita. «Dal 2004 al 2006 sarei potuto partire. Avevo nemmeno vent’anni e i miei allenatori dell’epoca avevano gli agganci giusti per farmi approdare al professionismo, ma io ho preferito studiare. Adesso sto facendo pratica per diventare fisioterapista e sono molto contento di questa scelta. Purtroppo, in Italia non si può vivere di pallamano, mentre basta attraversare il confine e scoprire un mondo totalmente diverso. In Francia e in Germania si è professionisti sino alla terza serie, esattamente come da noi il calcio. L’Europa è la culla mondiale della pallamano, tutti i campioni e le squadre più forti sono qui. Anche negli altri continenti la pallamano sta prendendo piede, ma non ai livelli europei. Inoltre, se vai in Francia a giocare, c’è persino la disoccupazione e se il professionista rimane senza contratto viene aiutato a trovare un altro lavoro. Insomma, nulla viene lasciato al caso. Sarebbe stata una bella esperienza, non lo nego, ma l’Università e la laurea mi attiravano molto di più».
Nonostante l’ottima annata, Matteo Resca di sua spontanea volontà ha preferito uscire dal giro della Nazionale. «Troppi impegni extra sportivi non mi permettevano più di rispondere alle convocazioni. Peccato, perché adesso c’è un bel progetto per portare finalmente in alto la squadra azzurra e puntare, forse, anche alle Olimpiadi. E nonostante le ristrettezze italiane, quando giocavo anch’io in Nazionale, siamo arrivati quarti ai Giochi del Mediterraneo. Fu un gran bel risultato e per poco non arrivammo a medaglia. Il problema da noi è che si sono pochi soldi per la pallamano e le televisioni non sono per nulla interessate alla nostra disciplina». Chiuso il capitolo Nazionale, Resca si concentra sull’Handball Estense. Nato e cresciuto in biancazzurro: «Il mio gruppo era quello pluriscudettato a livello giovanile dei classe 1985. Solo io, Ruggero Anania e Matteo Tosi giochiamo ancora, gli altri hanno smesso tutti. Per ultimo Matteo Succi che era un pilastro del nostro ambiente. D’altronde, dobbiamo mettere in conto che prima o poi, per impegni di lavoro, di studio e di famiglia, si debba per forza smettere di giocare a certi livelli».
Corrado Magnoni
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