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Spal, tante tensioni tra società e Brevi

di Paolo Negri
Spal, tante tensioni tra società e Brevi

Aspettative e analisi diverse, acuite dalla sconfitta di Forlì

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FERRARA. Per mister Oscar Brevi la Spal, conformemente a quanto gli è stato chiesto dalla società ad inizio stagione, deve semplicemente pensare ad arrivare nella parte sinistra della classifica ed a far crescere i propri giocatori più giovani, senza essere assillata e “destabilizzata” da aspettative e/o richieste di primo, secondo, terzo o quarto posto.

Per il presidente Walter Mattioli il sogno dichiarato è quello di accedere ai play off. Un sogno raffreddato dal ko di Forlì: «Non si possono fare partite così e con tutto il rispetto per il Forlì non si possono perdere gare come questa».

Per il patron Francesco Colombarini «la Spal è una squadra da metà classifica e non da primi posti. Con gare di questo tipo non solo perdiamo punti ma perdiamo anche pubblico per le prossime partite», affermazione rilasciata sempre venerdì sera appena terminata la partita di Forlì. Un match che Brevi ha così analizzato: «E’ stato un vero peccato perchè la prestazione la squadra l’ha fatta».

Tutte queste diverse analisi sono la fotografia delle contraddizioni che stanno caratterizzando l’annata spallina. E’ chiaro, e non da adesso, che allenatore e società sono su posizioni diverse. Profondamente diverse. E c’è insoddisfazione reciproca, anche se risulta che ieri proprietà (Simone Colombarini) e direzione tecnica (il d.s. Davide Vagnati) si siano incontrati in sede ed ufficialmente abbiano deciso di minimizzare le turbolenze. Da fuori si può pensare tutto, anche che la presenza di mister Semplici in tribuna a Forlì non fosse del tutto casuale. Ma insistendo su questo tasto si andrebbe ad alimentare ulteriori malumori.

Immaginiamo che Oscar Brevi sostanzialmente stia pensando: «ma cosa diamine volete da me? La squadra è da mesi nelle posizioni di alta classifica, abbiamo perso punti in partite con gol annullati, espulsioni affrettate, grandi parate del portiere avversario... E ancora la menate con ’sta storia del gioco?»

Crediamo che la sintesi più azzeccata sia stata, sia, quella di Francesco Colombarini, acuto e saggio osservatore: la Spal, così come è stata costruita, è una squadra da metà classifica, e dicendo questo va incontro alla posizione di Brevi. Ma rimarcando che giocando come a Forlì si perdono partita e pubblico, il patron sottolinea anche un’altra grande verità: si può pure arrivare decimi (ed essere quindi nella parte sinistra della classifica), epperò proponendo un calcio un po’ più accattivante, coinvolgente, capace di fidelizzare vieppiù i tifosi, non frustrandoli puntualmente con prove e risultati deludenti nel momento in cui si potrebbe corroborare una graduatoria che le altrui mediocrità consentirebbero di rendere sfavillante. Ma prendendo 3 gol in casa contro l’Aquila e facendo 1 punto tra Ancona e Forlì - con prove globalmente sotto gli occhi di tutti -, segnando 1 gol nelle ultime quattro partite, non si fa breccia nei cuori biancazzurri. E, ripetiamo, non è solo o tanto una questione di risultati. La Spal di Forlì ha illuso chi ha voluto vederla più manovriera. La realtà è che i romagnoli (modesti anche in quanto privi di sette elementi) non hanno attaccato la Spal ma l’hanno aspettata concedendole campo e obbligandola ad abbozzare un dialogo. Frustrato da mancanze assortite.

La Spal non meritava di perdere, è evidente. Ma se anche avesse pareggiato, il discorso di fondo non sarebbe cambiato.

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