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Il cubo di Furlanik in cerca di soluzione

Il cubo di Furlanik in cerca di soluzione

La squadra biancazzurra è un rompicapo: risolverlo? Meglio giocare

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Quante partite decise da un “brekkone” negli ultimi minuti di gioco nell’attuale campionato della Mobyt! Termometro della salute di una squadra che si dimena tra alti e bassi, ancora alla ricerca di un equilibro e di un’identità ben definite. Domenica scorsa le ultime battute hanno detto bene, contro Recanati non si è per fortuna ripetuto il suicidio collettivo che aveva fatto brindare Matera nella precedente sfida casalinga. “San” Kenny Hasbrouck ha fatto la grazia, infilando 16 punti nei dieci minuti conclusivi, dopo i primi trenta sparati a salve: un esempio di quel che significa essere determinanti.

Tuttavia il cubo di Rubik - pardon - di Furlanik è ancora lungi dall’essere risolto. Di certo ricorderete quel rompicapo inventato quarant’anni fa da un geniaccio perditempo ungherese: 54 quadrati, disposti a gruppi di nove su ciascuna di sei facce, da ricomporre uniformandone il colore. Tutto deve combaciare, alla perfezione. Oggi come oggi, con alle spalle quasi un terzo della stagione regolare, il cubo biancazzurro è pure a macchie giallorosse e arancioverdi: ancora troppo pasticciato, insomma.

In attacco la circolazione di palla ristagna per via di qualche individualismo di troppo, in difesa le pecche in uno-contro-uno non sono bilanciate da aiuti consistenti, mentre l’atletismo sotto canestro lascia a desiderare. I passi in avanti si stentano a vedere, in tutte queste voci. Alla larga dalle risposte semplicistiche (tipo i video in rete che spiegano “come risolvere il cubo di Rubik in sei minuti”) così come dalle valutazioni ultrapessimistiche (tipo da quelli che sottolineano come le combinazioni possibili siano oltre 43 miliardi di miliardi e solo una quella giusta).

Gli ingredienti tecnico-umani a disposizione difficilmente cambieranno, dato che la società non sembra avere nessuna intenzione di ricorrere al mercato. E quindi, con pazienza: fare una croce, formare una faccia, completare il secondo strato, completare l'ultimo strato e la faccia opposta di quella di partenza. Se poi ci si annoia, si può perfino prendere in mano il pallone.

Fabio Terminali

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