La Niagara delude e cade in appena tre set
Parte male, poi domina secondo e terzo parziale, ma si fa rimontare
FERRARA. Brutta, bella, sprecona, sfortunata, persino bellissima, ma infine traditrice. La Niagara ieri ha mostrato tutte le sue facce, nella sfida che metteva di fronte terza e quarta forza del girone. E ha perso, si può dire male, in tre set.
Male non per il computo finale dei punti, che darebbero l’idea di un grande equilibrio, ma perché si è involuta cammin facendo, fino a “rinunciare” a vincere set che aveva in pugno. Non all’inizio, s’intende, perché la partenza degli avversari è stata bruciante e gelida quella dei padroni di casa. Ma poi, passo passo i “canarini” (già, ieri Gallotta e compagni sfoggiavano una divisa gialla con richiami verdi) si erano rimessi in carreggiata, facendo soffrire i piacentini ospiti. Detto della falsa partenza, la squadra di coach Zambelli ha poi carburato, rimontato, giocato. Mai una gran bellezza, d’accordo, ma abbastanza per stare davanti: il primo sorpasso, nel secondo parziale, lo subisce addirittura sul 26-27, nel terzo sul 23-24. E questo fa rabbia: non è possibile condurre, persino dominare un set, e poi cedere lentamente e farsi schiantare nel finale, lasciare che gli avversari - per carità, bravi a non mollare nemmeno quando erano in ritardo abissale, nel terzo set addirittura di 8 lunghezze (10-2, 12-4, 14-6) - possano sempre rientrare in partita.
L’analisi dei numeri mette sotto accusa la ricezione: Govoni in regia non sarà stato brillantissimo, ma certo i compagni non lo hanno aiutato a smazzare gioco a suo piacimento. È così che a Francescato arrivano i palloni da rimediare, ai centrali le briciole, a Gallotta troppo poco per dare il contributo che potrebbe. Se pensiamo che, a fronte di tutto questo, la Niagara è ancora lì, con le migliori, e che anche ieri sarebbe bastato davvero poco di più per far girare il match e portare a casa almeno un punto, beh, questo significa che la stagione è ancora apertissima e che, con un minimo di crescita, si potrà affrontare qualunque avversario con chance di successo. Compito di coach Zambelli, che ieri ha avuto le mani legate: non s’è arrischiato a cambiare alzatore (il figlio Simone era reduce da infortunio e due soli allenamenti “pieni”); quando ha gettato nella mischia il più che volenteroso Moschetti, la platea ha assistito a due spettacolari salvataggi e alla sua uscita con la spalla sinistra lussata, a seguito di una caduta a terra sfortunata sotto rete.
Ci sono poi gli avversari. Coach Bruni è deluso dal suo opposto principe De Santis, ma pesca dalla panchina un motivatissimo Boniotti che non lo fa rimpiangere. Che Juan Cuda fosse il suo terminale offensivo preferito si sapeva e anche ieri al Pala Hilton Pharma s’è confermato. Non t’aspetti, però, che il 41enne Massimo Botti, centrale che ricordiamo in serie A quando ancora Ferrara navigava in quelle acque (Parma, Piacenza, Forlì, Padova, Verona, per citare alcune delle maglie vestite), ti faccia la differenza e sia il secondo marcatore del sestetto: a fine gara, stremato e felice accasciato sulla panchina.
Sul match, poco altro da dire: Gallotta regala qualche colpo dei suoi migliori; Bernard c’è, Smanio meno; Monari mostra tutto il bello e tutto il brutto e finisce a guardare gli scambi finali dalla panchina; Govoni fa quello che può e, spesso, si fa notare in difesa, surclassato in questo solo da un intervento di piede in scivolata del capitano; Zappaterra non al top. Alla Niagara non resta che lavorare: basta poco di più per alzare l’asticella delle ambizioni. Il tempo dei sogni, però, da ieri è rimandato.
