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La Niagara delude e cade in appena tre set

di Sergio Armanino
La Niagara delude e cade in appena tre set

Parte male, poi domina secondo e terzo parziale, ma si fa rimontare

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FERRARA. Brutta, bella, sprecona, sfortunata, persino bellissima, ma infine traditrice. La Niagara ieri ha mostrato tutte le sue facce, nella sfida che metteva di fronte terza e quarta forza del girone. E ha perso, si può dire male, in tre set.

Male non per il computo finale dei punti, che darebbero l’idea di un grande equilibrio, ma perché si è involuta cammin facendo, fino a “rinunciare” a vincere set che aveva in pugno. Non all’inizio, s’intende, perché la partenza degli avversari è stata bruciante e gelida quella dei padroni di casa. Ma poi, passo passo i “canarini” (già, ieri Gallotta e compagni sfoggiavano una divisa gialla con richiami verdi) si erano rimessi in carreggiata, facendo soffrire i piacentini ospiti. Detto della falsa partenza, la squadra di coach Zambelli ha poi carburato, rimontato, giocato. Mai una gran bellezza, d’accordo, ma abbastanza per stare davanti: il primo sorpasso, nel secondo parziale, lo subisce addirittura sul 26-27, nel terzo sul 23-24. E questo fa rabbia: non è possibile condurre, persino dominare un set, e poi cedere lentamente e farsi schiantare nel finale, lasciare che gli avversari - per carità, bravi a non mollare nemmeno quando erano in ritardo abissale, nel terzo set addirittura di 8 lunghezze (10-2, 12-4, 14-6) - possano sempre rientrare in partita.

L’analisi dei numeri mette sotto accusa la ricezione: Govoni in regia non sarà stato brillantissimo, ma certo i compagni non lo hanno aiutato a smazzare gioco a suo piacimento. È così che a Francescato arrivano i palloni da rimediare, ai centrali le briciole, a Gallotta troppo poco per dare il contributo che potrebbe. Se pensiamo che, a fronte di tutto questo, la Niagara è ancora lì, con le migliori, e che anche ieri sarebbe bastato davvero poco di più per far girare il match e portare a casa almeno un punto, beh, questo significa che la stagione è ancora apertissima e che, con un minimo di crescita, si potrà affrontare qualunque avversario con chance di successo. Compito di coach Zambelli, che ieri ha avuto le mani legate: non s’è arrischiato a cambiare alzatore (il figlio Simone era reduce da infortunio e due soli allenamenti “pieni”); quando ha gettato nella mischia il più che volenteroso Moschetti, la platea ha assistito a due spettacolari salvataggi e alla sua uscita con la spalla sinistra lussata, a seguito di una caduta a terra sfortunata sotto rete.

Ci sono poi gli avversari. Coach Bruni è deluso dal suo opposto principe De Santis, ma pesca dalla panchina un motivatissimo Boniotti che non lo fa rimpiangere. Che Juan Cuda fosse il suo terminale offensivo preferito si sapeva e anche ieri al Pala Hilton Pharma s’è confermato. Non t’aspetti, però, che il 41enne Massimo Botti, centrale che ricordiamo in serie A quando ancora Ferrara navigava in quelle acque (Parma, Piacenza, Forlì, Padova, Verona, per citare alcune delle maglie vestite), ti faccia la differenza e sia il secondo marcatore del sestetto: a fine gara, stremato e felice accasciato sulla panchina.

Sul match, poco altro da dire: Gallotta regala qualche colpo dei suoi migliori; Bernard c’è, Smanio meno; Monari mostra tutto il bello e tutto il brutto e finisce a guardare gli scambi finali dalla panchina; Govoni fa quello che può e, spesso, si fa notare in difesa, surclassato in questo solo da un intervento di piede in scivolata del capitano; Zappaterra non al top. Alla Niagara non resta che lavorare: basta poco di più per alzare l’asticella delle ambizioni. Il tempo dei sogni, però, da ieri è rimandato.