Meno lotta meno tattica e più gioco Per attrarre
FERRARA. «Noi vogliamo gente che lotta». Venerdì sera la Spal è stata accolta in campo da questo striscione. Potendo, avremmo corretto: «Noi vogliamo gente che gioca». Perchè alla Spal nulla si può...
FERRARA. «Noi vogliamo gente che lotta». Venerdì sera la Spal è stata accolta in campo da questo striscione. Potendo, avremmo corretto: «Noi vogliamo gente che gioca».
Perchè alla Spal nulla si può imputare sotto il profilo dell’impegno, ed in tal senso assai ingenerosi sono stati i fischi che a fine gara hanno rispedito indietro i biancazzurri che andavano a salutare la Curva. Mentre molto di più si potrebbe chiedere a livello di espressione di manovra collettiva, pur se col Pisa la squadra ha fatto meglio di altre volte ed è stata penalizzata da un risultato ingiusto.
D’altronde, il lessico calcistico è ormai permeato (irrimediabilmente?) di una terminologia più adatta a scenari cruenti (“bava alla bocca”, “cattiveria”, “aggressività”, e via dicendo) che non allo sport. In sintonia, va detto, con la violenza -quotidiana - a 360º - di una società, quella sì, sempre più cattiva.
Pochi giorni fa un’amabile signora, parlando del nipote di 6 anni e calciatore in erba, ci spiegava che «è bravo ma poco cattivo, ad esempio quando deve tirare la maglia ad un avversario». E mister Bisoli, incontrato nel dopo-gara di Forlì, sottolineava come bisognerebbe fare lezioni di tattica ai giornalisti.
Bene, crediamo che per gustare e raccontare una partita non servano full immersion di nozioni tattiche. Anzi, la troppa tattica, e la cattiveria, hanno impoverito il calcio. E non ha senso, a chi chiede di vedere un po’ di gioco, opporre l’osservazione «nessuno gioca bene, a nessun livello». Appunto, si tornasse ad insegnarlo. Meno lotta, meno tattica e più gioco, in tutte le categorie. Dopo, 9º o 3º posto, anche “alla Spal” ci sarebbe più gusto ad andare allo stadio, a sentirsi coinvolti e partecipi, ad immaginare il domani. (p.n.)