«Mobyt, pensare di meno e aggredire di più»
Basket A2 Silver. Il vice coach Seravalli spiega le prime mosse di Martelossi Con un pensiero a Furlani e raccontando gli sforzi di un gruppo che ci tiene
FERRARA. E in mezzo scorre il fiume. Piuttosto impetuoso, tra domenica sera e martedì. Alberto Seravalli s’è trovato lì: l’esonero di Furlani con momenti di burrasca e l’arrivo rapido di Martelossi. Da Adriano ad Alberto: Seravalli, vice coach della Mobyt, è rimasto punto di riferimento. Imprevista e brutta la caduta di quattro giorni fa col fanalino Roseto. Così assordante che rischia di far emergere solo il lato più stonato della squadra che, in realtà, vale ben di più di quanto emerso nelle ultime uscite. Adesso tocca a Martelossi raddrizzare la barra, col contributo di Seravalli. Che fa sua una delle prime indicazioni del nuovo allenatore: «Pensare di meno e aggredire di più» sottoscrive Seravalli. Emotivamente sono stati giorni da centrifuga, come spiega lo stesso vice allenatore. «Diciamo che ci sono stati due piani - spiega Seravalli -: quello personale e quello professionale. Per quanto riguarda il primo aspetto, chiaro che sono triste e dispiaciuto per l’esonero di Furlani. Abbiamo lavorato fianco a fianco per due anni: ci trovavamo bene sotto il profilo umano e tecnico. La collaborazione è stata effettiva a 360º. Il mio rammarico c’è tutto: è normale». Poi, le questioni pratiche: «In questo mestiere sono cose che capitano. Si va avanti. Si deve andare avanti. Con Martelossi ci si conosceva frequentando camp e incrociandosi tra parquet e tribune. Ci sono i presupposti per fare bene e provare a reagire a livello di squadra».
Nessuna scalata
Sottolineando, sempre, un aspetto: la Mobyt non deve scalare una classifica impervia, come fosse Everest. Le basta salire appena qualche gradino, impossessandosi del gusto di produrre una pallacanestro più piacevole e meno elettrica. «Martelossi può semplificare le cose - conviene Seravalli -: quando arriva un tecnico nuovo, il primo passo è sempre quello di alleggerire la testa dei giocatori. Cose tecnicamente differenti non credo se ne vedranno subito tante, perché questa è comunque una squadra che è stata bene allenata». È assai probabile che Martelossi vada comunque ad assecondare un vecchio ma sempre valido adagio del basket: le partite si vincono con la difesa. Quindi, prime sedute al Pala Hilton Pharma con riflettori puntati sui meccanismi della retroguardia. Spesso da una buona difesa sgorga poi un fase offensiva più sciolta. «Martelossi è carico e determinato - dice Seravalli -, conosce tutto l’ambiente ferrarese. Anche se la società è cambiata rispetto alla sua prima avventura». Seravalli è sempre stato punto fisso sulla plancia biancazzurra, sa bene cosa ha inceppato alcuni meccanismi della Mobyt. «Intanto non è che le cose non vanno in assoluto o non sono andate, semmai non vanno come ci si poteva aspettare. Sul gruppo storico sono stati inseriti due giocatori di valore come Hasbrouck e Castell, poi è arrivato un rookie come Huff. Sul quale io penso ancora sia giusto per noi». Il problema generale? «Forse che i singoli devono fare un passo indietro; devono andare più verso la squadra. A volte ci serve, in attacco, una prestazione più corale. Sia chiaro che tutti sono disponibili a farlo, poi accade nella concitazione e nella tensione di una partita che non sempre ci si riesca. L’individualismo di questo gruppo non è un gesto di egoismo: è la voglia di tentare di risolvere una situazione difficile col proprio talento. Con l’energia».
Fiducia in Troy
Dice di credere ancora molto in Huff... «Finora ha gestioni di istinto perché per quattro anni ha giocato in questo modo - spiega Seravalli -. Ci aspettiamo che migliori nella comprensione del gioco, che si renda conto che anche un passaggio può creare un attacco efficace per i compagni. Ci aspettiamo che sia più affidabile in difesa. Però, Troy, con la testa c’è. È dentro la Mobyt». Si è parlato di elettricità nell’ultimo periodo Mobyt. Seravalli non si sottrae: «Elettricità che nasce per motivi di campo; prendersi un tiro che magari poteva essere un passaggio. Se accade, dopo, magari nell’azione successiva difendi un po’ di meno. È come un cane che si morde la coda. Però deve essere chiaro che questo gruppo è unito: come l’anno scorso e come è sempre stato. Come ho detto: certe azioni che sembrano egoismi sono invece un tentativo generoso di aiutare». Insomma, “pensare di meno e aggredire di più”: la prima ricetta della coppia Alberto (Martelossi)&Alberto (Seravalli).
L’allenamento
Chiede e pretende durezza “Martello”, che dopo aver assistito al primo allenamento quasi da spettatore ieri pomeriggio è diventato sempre più protagonista. «Comunichiamo, diventiamo sempre più squadra» diceva ai giocatori. Mobyt che ha lavorato al completo: recuperato anche Huff, martedì fermo per un piccolo problema fisico.
(ha collaborato
Lorenzo Montanari)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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