La Nuova Ferrara

Sport

Semplici, la Spal nel destino Da Donati come allenatore all’aver “lanciato” Sereni

di Paolo Negri
Semplici, la Spal nel destino Da Donati come allenatore all’aver “lanciato” Sereni

Quegli incroci con Vagnati, con la Giacomense e con i biancazzurri Alla Fiorentina poi ha avuto Gollini e conosciuto “Lele” Maestri

4 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Sono storie di calcio. Che a volte, spesso, ne offre di belle, di curiose, di appassionanti.

L’arrivo di Leonardo Semplici alla Spal non è solo il banale approdo in biancazzurro di un allenatore come tanti. Uno tra tanti. Un club come un porto di mare, stazione della vita. Come recitava quella canzone di Milton Nascimento:

«... C’è gente che arriva per restare, c’è gente che parte per non tornare mai, c’è gente che arriva e vuole ripartire... c’è gente che sorride e che piange... Sono i due lati dello stesso viaggio, il treno che arriva è lo stesso della partenza...».

Tanti incontri

Semplici è fiorentino, classe 1967. Un vecchio amico, tanti anni fa (dunque in epoca non sospetta) ci illustrava questa sua teoria: «Basta allenatori lombardi, qui falliscono. Serve un toscano, come Caciagli...»

Le statistiche, a posteriori, gli danno ragione: i lombardi alla Spal non hanno fatto bene, poi magari è una semplice coincidenza, un tabù che chiede solo di essere sfatato. Di sicuro il sor Mario Caciagli, toscano doc, resterà eternamente nella storia. Semplici è toscano, il popolo spera. Di più, per chi ama curiosare negli intrecci del destino: da giovane calciatore è stato allenato da Nando Donati, che di Caciagli fu tra gli allievi prediletti. Il neo-trainer spallino, l’altro giorno in sede di presentazione, non ha mancato di ricordarlo. E che la Spal fosse probabilmente nel destino di Semplici è dimostrato da altri episodi, curiosità, circostanze: col d.s. Vagnati si è incrociato da giocatore, con il Figline ha battuto la Giacomense di Mattioli e Vagnati, che avrebbero poi voluto portarlo sulla panchina grigiorossa prima e su quella biancazzurra poi, riuscendoci con l’attuale, fresco, tentativo. E ancora: Semplici è stato allenatore dell’attuale centravanti spallino Fioretti al Figline, di Togni all’Arezzo e - soprattutto - è il tecnico che ha lanciato Samuele Sereni, fresco e rimpianto idolo della Ovest: due stagioni al Figline (D e C2) più una parte di quella 2009/10 all’Arezzo, dove Semplici venne misteriosamente esonerato (il 16 novembre 2009) dopo 13 partite e nonostante 7 risultati utili consecutivi con una media punti di 1.85 a partita. Un Sereni che nel novembre 2008 era in campo da titolare al “Mazza” con il Figline di Semplici che sconfisse 3-1 la Giacomense. E ancora. Semplici dal 2011 al 2014 ha allenato la Primavera della Fiorentina, ha incrociato portiere ferrarese ed ex spallino Gollini (prima che andasse al Manchester Utd). E durante l’avventura viola ha conosciuto anche “Lele” Maestri, figura ben nota nel panorama calcistico estense nonchè osservatore di Pantaleo Corvino proprio alla Fiorentina.

Insomma, che prima o poi Semplici approdasse alla Spal era scritto, o quasi.

Gioco e carattere

Ma ai tifosi biancazzurri, a questo punto, interessa soprattutto sapere qual è il calcio di Leonardo Semplici e quali sono i tratti caratteriali del mister. Ci siamo informati, e d’altra parte una prima infarinatura il popolo spallino l’ha già avuta, assistendo agli allenamenti di questi giorni. L’ovasione di lunedì pomeriggio all’esclamazione del tecnico «non voglio lanci lunghi», resterà tra gli aneddoti più simpatici.

Semplici è un toscanaccio nell’accezione più profonda e positiva. Viene descritto come una persona splendida, schietta, pronta al dialogo, sempre disponibile al confronto, che sa comunicare, che accetta le critica, ascolta, spiega. Uno che crede nelle proprie idee e che le difende, che sa andare allo scontro - se necessario - ma che non lo cerca. Dicono che ad Arezzo, con un presidente “scomodo” quale Mancini, a fronte delle esternazioni pubbliche del massimo dirigente mantenesse la calma ed ai giocatori, il martedì, dicesse «lasciatelo parlare...», preservando la tranquillità dello spogliatoio. Preparato, esigente, ma spesso col sorriso sul volto, dal profilo umano non indifferente, con alcuni lati smussati e arricchiti dalle tre stagioni piene di esperienza con i giovani, alla Fiorentina. Chi lo conosce sottolinea come conosca tutte le dinamiche del calcio e sappia come comportarsi e farsi voler bene in spogliatoio, dove parla con tutti e principalmente con chi non gioca sempre, incitando e motivando. Sa “trasmettere” soprattutto ai giovani, vuole una squadra che giochi sempre la palla e viene considerato l’ideale per dare tranquillità.

L’identikit tracciato è questo. Ora lo aspetta il “Mazza”, palcoscenico severo ma affascinante, stimolante e che sa cogliere la grana delle persone e dei professionisti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA