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«Spal, voglio identità e penso già al 4-3-3»

«Spal, voglio identità e penso già al 4-3-3»

Il tecnico: alle punte chiedo gol, non di marcare i terzini

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FERRARA. Punto della situazione con il neo allenatore della Spal, Leonardo Semplici, alla vigilia del suo esordio alla guida della formazione biancazzurra domani al "Paolo Mazza" contro la Carrarese.

Come sono andati questi primi giorni di allenamenti con il gruppo?

«Ho trovato nei ragazzi molta disponibilità, attenti come è normale che sia quando c'è un cambio di allenatore che mette in dicussione gerarchie in precedenza consolidate. I ragazzi dal punto di vista fisico li ho trovati abbastanza bene, erano un po' giù di morale ma pure questo è normale».

Ha provato molto in questi giorni il 4-3-3: è questa la soluzione che intende adottare?

«Ho voluto vedere se già da questa domenica si può attuare. Queste prove mi hanno soddisfatto ma non voglio dare vantaggi agli avversari e mi riservo di decidere dopo l'ultimo allenamento se giocare così o con il consolidato 3-5-2. Io per mia abitudine non dò mai in anticipo la formazione perchè desidero che i giocatori restino tutti sulla corda».

Quali caratteristiche dovrà "vedere" per scegliere la soluzione a 4-3-3 già domani?

«Sto valutando ogni giorno in allenamento. Vedo i ragazzi abbastanza convinti di quello che stiamo provando anche se più del modulo conta sempre l'interpretazione e il mio obiettivo è cercare di dotare la squadra di un'identità di gioco. A me piace una difesa che accompagna e sale con gli esterni non tralasciando naturalmente la fase difensiva: se in sei giornate la Spal ha fatto solo 1 gol però ora si deve lavorare su questo aspetto. Voglio una squadra che vada ad attaccare davanti anche se c'è bisogno di molti allenamenti per inculcare questo. E un altro aspetto su cui dobbiamo lavorare sono le palle inattive: non è possibile che una squadra con tanti uomini di 1 metro e 85 abbia segnato una sola rete in tutto il campionato sui calci da fermo».

Come ha ritrovato Fioretti e Togni da lei già allenati in passato?

«Fioretti me lo avevano descritto un po' in difficoltà invece l'ho trovato bene. Naturale che soffra per l'assenza del gol e cercheremo di metterlo nelle condizioni di segnare. Gli attaccanti nella mia idea di gioco devono sì pressare in avvio di azione avversaria ma soprattutto quello centrale non deve andare a rincorrere il terzino. Se giochiamo col 4-3-3 o con le due punte, gli attaccanti per me devono pensare a "marcare" che in toscano si intende "segnare". Anche Togni l'ho visto bene e da uno con la sua esperienza mi attendo un apporto importante».

Davanti non mancano le scelte: le squadre "testate" in questi giorni sono indicative?

«No, non lo sono. Fioretti e Germinale possono anche giocare insieme ma li vedo ognuno più come attaccante centrale, Finotto l'ho visto discretamente bene, ha gamba, fa bene l'uno contro uno e deve esprimere tutto il valore che ha. Ci sono De Cenco e Veratti e anche Di Quinzio è un altro giocatore che ritengo di qualità da sfruttare nel migliore dei modi. Lazzari lo vedo più come difensore o quinto a destra e Filippini penso che ci possa dare una bella mano in mezzo al campo. Poi magari tra 20 giorni dopo tanti allenamenti queste valutazioni potranno anche cambiare».

Togni e Capece li vede come alternativi?

«In questo momento sì. Capece può giocare anche da centrale difensivo e ha fatto molto bene lì ma vederli assieme a centrocampo mi sembra difficile. Il ragazzo dà la massima disponibilità per tutto però mi piacciono di più due mezzeali di gamba».

Esistono già dei punti fermi nella sua idea di squadra?

«In linea di massima sì. Metterò in squadra giocatori che mi danno un certo tipo di affidamento, cercherò di sbagliare il meno possibile fermo restando che rispetteremo sempre il discorso dell'età della formazione con la quale scenderemo in campo. L'importante è che questa squadra non abbia mai la preoccupazione di fare un passaggio sbagliato. Aggressività, voglia e determinazione devono caratterizzarci e già domani l'obiettivo è ripartire con il piede giusto».

Andrea Tebaldi

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