Martelossi realista «Non competitivi contro squadre così»
Disamina pacata del coach: errori in difesa e su tiri aperti Sprazzi discreti ma una gara del genere era prevedibile
Al Pala Verde la sala interviste è una ghiacciaia. Alberto Martelossi parla della gara prima del collega Stefano Pillastrini. «E’ ovvio che non abbiamo fatto una buona gara - dice - poteva pure essere preventivabile, sia per le situazioni normali che capitano dopo il cambio dell’allenatore, sia per la forza della De’ Longhi, compagine forte, al completo ed affamata. È chiaro che noi non possiamo mai vincere se giochiamo sul loro binario preferito, andando piano, controllando il ritmo: hanno giocato in maniera fisica e forte, cosa che vogliono. Ci siamo lamentati di questo, ma il campionato non ci aspetta, anzi siamo noi che bisogna che ci abituiamo al campionato, agli avversari ed agli arbitraggi».
«Ci sono stati dei momenti in cui abbiamo fatto una discreta pallacanestro, cerchiamo di tenere le cose positive, che sono un aspetto difensivo complessivamente buono; abbiamo avuto delle difficoltà oggettive a marcare il pick&pop di Powell, dopo di che abbiamo fatto dei tiri aperti che abbiamo sbagliato, in situazioni di parità o quasi e quando dovevamo rimontare, in più abbiamo sbagliato troppi liberi. In questo momento non siamo competitivi contro compagini come Treviso».
Huff non ha giocato neanche 10’. «Ha avuto in settimana qualche problema, è evidente che ha dato meno di quanto mi aspettavo in questa gara: prima di tutto deve aiutare sé stesso, quello di oggi era un test impegnativo ed importante rispetto a domenica scorsa».
Come si spiega il break decisamente negativo in avvio del terzo parziale? «In difesa, nel complesso, siamo riusciti a restare lì pur subendo alcune cose, tipo i loro rimbalzi offensivi, cosa su cui avevamo lavorato durante l’intera settimana. Treviso è risultata più produttiva di noi, dal canto nostro dovevamo essere concentrati maggiormente sui loro rimbalzisti d’attacco. Il problema è che in attacco abbiamo smesso di fare quel poco che stavamo facendo».
Lorenzo Montanari
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