Spal, sono tornati i sorrisi
Serie C. L’eclatante impresa di Pistoia ha messo fine alla serie nera. Idee giuste, servono conferme
FERRARA. La Spal se la ride. Di nuovo. A 42 giorni di distanza dall’ultimo successo (l’8 novembre a Piacenza), i biancazzurri sono tornati all’affermazione, mettendo fine ad una lunga spirale negativa, ad un’evidente crisi di gioco e risultati, a cifre eloquenti: 7 gare giocate, 1 vittoria, 1 pareggio, 5 sconfitte, 1 gol segnato, 8 reti subìte, 4 punti conquistati su 21 a disposizione.
Sono tornati i sorrisi, in casa biancazzurra. Il primo successo dell’era-Semplici (alla sua seconda panchina biancazzurra dopo l’esordio coinciso col ko interno contro la Carrarese, a sei giorni dall’arrivo a Ferrara del nuovo allenatore) è stato tanto inatteso nelle proporzioni quanto benefico per tutto l’ambiente. Un 5-1 esterno era impossibile da pronosticare, soprattutto per una squadra dall’assodata idiosincrasia per il gol a favore. Dunque, cosa può essere successo? E come interpretare l’impresa di sabato a Pistoia? Un concorso di circostanze (favorevoli, questa volta, come in altre occasioni erano state contrarie) ha aiutato la Spal a costruire la sua meritata vittoria. Dopo i primi venti minuti non era immaginabile l’esito che conosciamo. Demeriti degli uni (gli arancioni) e meriti degli altri (i biancazzurri) sono strettamente correlati, ma la bravura di Giani & C. affonda le radici proprio lì. Nel momento in cui la partita è girata a suo favore, nello spazio di due minuti (dall’improvviso gol di Togni, fino a quel momento il più a disagio di una squadra di suo remissiva ed in difficoltà, al rigore accordato per fallo su Landi e trasformato da Fioretti), la Spal ha preso in mano le redini del confronto. Il tecnico toscano Lucarelli ha tolto Mungo, l’elemento che più creava problemi agli spallini (ed a Togni in particolare) giocando centralmente, compiendo egregiamente sia la fase difensiva che quella propositiva, approfittando - col suo passo rapido e la capacità di inserimento - degli spazi centrali lasciati dai biancazzurri. Sostituendo Mungo con l’inguardabile punta centrale Coulibaly, Lucarelli è passato ad un 4-2-4 di facilissima lettura per la Spal e non produttivo per la Pistoiese, già che gli arancioni hanno lasciato ai biancazzurri la superiorità numerica a centrocampo (tre contro due), hanno perso dinamismo e verticalizzazioni centrali (i due mediani Vassallo e Calvano, pur bravi, sono rimasti bloccati), sono stati monocordi (tentativi di cross delle due ali) ed improduttivi (traversoni ingiocabili per i due attaccanti Tripoli e Coulibaly, sovrastati fisicamente e scarsi di loro).
La Spal ha così controllato facilmente. Ma non è stata solo agevolata. E’ stata anche brava. Perchè non si è accontentata di gestire il doppio vantaggio: ha insistito, ha cercato altri gol, sfiorandone e trovandone. Il salto di qualità mentale è stato questo. Un atteggiamento propositivo e non minimalista. Attraverso idee e concetti nello stile Semplici: palla a terra, fraseggio, giocate in verticale. Qualcosa si è iniziato a vedere, sulla falsariga della primissima fase del match con la Carrarese. Il 4-3-3 (che poi in fase difensiva era un 4-5-1) è il sistema che più razionalmente consente la copertura di tutto il campo. Poi conta l’animazione, l’interpretazione del modulo. In tal senso si attendono conferme e progressi. I 5 gol di Pistoia non devono abbagliare, nè illudere sulla caratura di una squadra che necessita di modifiche sia per essere più adatta al credo sempliciano, sia per crescere qualitativamente. In un 4-3-3, per fare solo un esempio, le ali devono “tagliare”, inserirsi, andare al tiro. Di Quinzio (che ala ala proprio non è) alla distanza lo ha fatto, e la sua qualità ha pagato. Finotto no. I terzini devono sovrapporsi: Lazzari lo ha fatto, Giani (che terzino non è) solo una volta, due al massimo. Accontentiamoci. L’emorragia è stata stoppata, e già è un passo fondamentale. Ora si potrà lavorare con più calma e serenità. Contando sulla mano di Semplici e sul mercato.
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