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«Mobyt, nervi a posto Gli episodi costano cari»

di Marco Nagliati
«Mobyt, nervi a posto Gli episodi costano cari»

Coach Martelossi prepara psicologicamente il gruppo per un periodo serrato Quattro fuori su cinque gare. Poi il mercato e una stabilità da consolidare

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FERRARA. Per una squadra che sovente si inguaia e si incarta per conto proprio, la vittoria di domenica con Legnano rappresenta una apprezzatissima inversione di rotta. L’anno si chiude bene per la Mobyt. Ovvero con un successo sofferto fino all’ultimo secondo, ma dannatamente prezioso. La classifica rimane in zona protetta, cioè al riparo dalle scintille delle zone basse. Soprattutto, c’è un minimo di armatura in vista di un gennaio terribile. Per una squadra che in trasferta vince quasi mai (in questa stagione solo a Reggio Calabria, contro una big peraltro), il calendario propone venti giorni torridi: dal 4 gennaio al 24, cinque partite. Di queste, quattro fuori casa (Latina, Scafati, Imola e Piacenza) e soltanto una al riparo del Pala Hilton Pharma: Treviglio. Nervi saldi, ragazzi...

Coach Martelossi, lei guarda al vertice o al fondo della graduatoria?

«Mah... Più che altro guardo alla crescita della squadra. A livello difensivo, ad esempio, direi che c’è stata. Domenica la squadra ha fatto un buon lavoro e i 73 punti subìti non la premiano per quanto fatto. Poi guardo alla stabilità, al livello del gioco prodotto. All’equilibrio nell’ambito della stessa partita. Per vedere un futuro roseo, conta questo».

Nel Dna la necessità di dover soffrire?

«Già, pare che servano grandi stimoli per reagire. Situazione tipica di giocatori che ancora non hanno certezze tecniche e mentali. Così si va per soluzioni individuali, sprecando break positivi. Di sicuro, e lo dirò ai ragazzi, dobbiamo mettere a posto ancora di più i nervi: troppe volte i piccoli episodi ci costano cari».

A che punto è il processo di “rivisitazione” tattica?

«Difficile dirlo, anche se sinceramente pensavo potesse essere più veloce. I passi saranno quelli di rendere ancor più compatibili tra loro i singoli. Non c’è tanto tempo a disposizione».

Il mercato è un’idea stuzzicante, ma?

«... ma per affrontare al meglio il futuro è il momento di parlare col presidente Bulgarelli. Voglio dire che c’è nulla in piedi, né di impostato. Semplicemente credo sia giusto fare qualche riflessione perché ci attendono tre mesi serrati. Dobbiamo analizzare il tutto prima che la classifica possa eventualmente precipitare, ed anche per rispetto di chi ci segue. Meglio sapere prima le difficoltà che ci sono per non spaventarsi poi».

Gennaio sarà altroché complicato...

«Se pensiamo ai prossimi impegni dovremo essere davvero preoccupati: quattro fuori su cinque partite. A maggior ragione davanti a questi viaggi dobbiamo capire che la stabilità tecnica ed emotiva paga ancora di più. Poi: giocheremo fuori con chi ci sta dietro e in casa con chi abbiamo davanti. Quindi, un percorso impegnativo».

Un motivo per sorridere?

«Con Legnano c’è stata identità difensiva. E abbiamo vinto un match carico di tensione: non potevamo concederci un passo falso».

L’attacco?

«Ferri che segna ci vuole. Hasbrouck è il nostro primo terminale offensivo, il secondo dev’essere una pericolosità diffusa di tutti gli altri».