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Quelle risposte in aramaico E l’opinionista oltreoceano

F. orza Ferrara fino alla fine”. Avete presente il coro dei tifosi? Lo striscione al palazzo? Il messaggio è: non si molla mai. Ai giocatori della Mobyt evidentemente il concetto arriva in campo un...

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F. orza Ferrara fino alla fine”. Avete presente il coro dei tifosi? Lo striscione al palazzo? Il messaggio è: non si molla mai. Ai giocatori della Mobyt evidentemente il concetto arriva in campo un po’ sfuocato, quasi si deformasse nel passaggio di orecchio in orecchio, come in quel passatempo per bambini. Così, il senso riformulato è: si soffre sempre. Fino all’ultimo. Anche se la vittoria sembrava già in porto. Due giorni fa l’ennesimo segnale di una patologia che affligge il gruppo come mai prima d’ora. I tiri liberi gettati nel cestino e, per fortuna, Legnano che non ricicla nel canestro l’ultima tripla. La capacità di chiudere le partite, con il classico break spaccaossa, è un vero e proprio fondamentale nello sport (si pensi al baseball che preserva i lanciatori più affidabili facendoli giocare solo nell’ultimo, decisivo inning) e spesso definisce la differenza tra una squadra vincente e una no. Oggi Ferrara non appartiene alla prima categoria. Paure, tremori, insicurezze. La risposta è dentro di noi, solo che è scritta in aramaico: hai voglia a capirla, mica è facile. Come del resto il calendario “pazzariello” di questa stagione: inizio 2015 con quattro trasferte su cinque match, alè. Ai nostalgici del casa-fuori-casa-fuori, incredibile ma un tempo era così, è ormai venuto un “coccolone” permanente.

Eppure. Tuttavia. Nondimeno. Il dubbio atroce è cosa penserà mai di tutto ciò l’ormai mitico cugino di Troy Huff, di gran lunga l’opinionista cestistico rivelazione dell’anno con la sua rubrica “Vista dalla tribuna Facebook”, pur se con un oceano di mezzo. I suoi post sono scrutati, analizzati, decrittati come nemmeno gli aruspici esaminavano le viscere degli animali. Uff, è una certezza. Abbiamo sbagliato non tanto americano, quanto l’Huff in famiglia. “Aridatece” quel simpatico sbruffone da tastiera, nello staff del Martello sono pronti ad accoglierlo.

Fabio Terminali

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