Vent’anni fa ci lasciava il “poeta” Kuznetsov
FERRARA. Vent'anni fa se ne andava Andrej Kuznetsov. Una presenza breve e discreta la sua nel panorama della pallavolo ferrarese. Era da neanche tre mesi a Ferrara, Kuznetsov, quando la sera del 30...
FERRARA. Vent'anni fa se ne andava Andrej Kuznetsov. Una presenza breve e discreta la sua nel panorama della pallavolo ferrarese. Era da neanche tre mesi a Ferrara, Kuznetsov, quando la sera del 30 dicembre 1994 perì in un incidente a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, sull'autostrada A14, mentre era alla guida dell'auto: illesi invece la moglie Ludmilla e i due figli Andrea e Eugenia.
A Kuznetsov erano state dedicate copertine, era un giocatore russo (ma nato in Ucraina, nel 1966), uno dei “poeti del volley”, che ha accomunato il suo destino a quello altrettanto tragico dell'amico Yuri Sapega. Era colui che aveva condotto la Russia a fermare la corsa della “generazione di fenomeni” della nazionale italiana (europei 1991). Per i ferraresi, Andrei Kuznetsov era soprattutto un sogno che diventava realtà: la nostra pallavolo che trovava finalmente posto sul palcoscenico maggiore. La sua scomparsa non impedì a questo sogno di concretizzarsi ulteriormente: una realtà che poi divenne un decennio di pallavolo di A1 di lì a poco. L'allenatore Nino Beccari era allora alla sua terza stagione con Kuznetsov, dopo le due a Roma: «Nella mia “piccola” carriera da allenatore - spiega il coach ravennate - quella di Kuznetsov e di quell'anno a Ferrara è la storia più intensa e più forte che ho mai vissuto. Perché spiega come nello sport esista una dinamica che va al di là della tecnica e della tattica. Quell'anno ci fu un gruppo di ragazzi che, pur privato di un campione e costretto a trovare rimedi al suo interno, arrivò a vincere un campionato di A2. La morte di Andrej (che tra l'altro guidava proprio l'auto prestata da Beccari; ndr) ha innescato un meccanismo irrazionale che portò giovamento alla squadra: Ferrioli, Cavallini, Pietrelli. Ha lasciato qualcosa a tutti». Paolo Ferrioli ha lasciato da un paio d'anni il campo per dedicarsi ai giovani del volley, vicino a casa sua: «Vent'anni? Sono volati! Il ricordo di Andrej è davvero vivo, perché legato poi a quell'inaspettata vittoria del campionato. Che pensavamo solo di onorare senza di lui. E che invece qualcuno da lassù ci aiutò a dominare».
Raffaele Ziosi
