Ritrovata la coralità, ecco Castelli «Sì, io dipendo dalla squadra»
FERRARA. Cosa accade quando, un giocatore “di sistema”, inciampa in una squadra che produce una manovra individualista: un passaggio e tiro? Beh, che il sopracitato cestista stenta maledettamente. E...
FERRARA. Cosa accade quando, un giocatore “di sistema”, inciampa in una squadra che produce una manovra individualista: un passaggio e tiro? Beh, che il sopracitato cestista stenta maledettamente. E che, magari, finisce per essere criticato oltre i propri demeriti. Riccardo Castelli, questo è: un atleta che dipende dalla coralità di una squadra. Per lunghi tratti del percorso stagionale la Mobyt non ha saputo essere orchestra, inevitabile che l’ala di Cuneo finisse nel grigiore. «Una cosa è sicura - racconta lo stesso Castelli -: non sono un giocatore che prende palla e va a canestro. Che si costruisce un tiro dopo pochi secondi di attacco. Sì, io dipendo dalla squadra. Da uno “scarico”, un passaggio. Un assist sotto canestro. Vivo sulle spalle degli altri, nel senso che non posso essere la prima opzione».
Con coach Furlani - per quanto ci si lavorasse sopra - la Mobyt non ha saputo uscire dal tunnel. E Castelli, al di là di qualche buona prova difensiva, non è riuscito a incidere come un chirurgo. Poi il cambio. Poi l’arrivo di Martelossi in panchina. Poi tutti i giocatori a sforzarsi. A trattenere l’istinto di un tiro per un passaggio in più. Ed ecco Ferri ritrovare gli spazi per i suoi colpi mancini, Casadei il mezzo metro per la tripla non più fuori ritmo ma dentro l’azione. Ed ecco Castelli srotolare maggiore sfrontatezza anche in fase offensiva. Domenica a Latina, il lungo ha giocato come mai per minuti e qualità: quasi 32’ sul parquet, 10 punti con due triple fondamentali nella ripresa (a sgretolare la zona avversaria) e 7 rimbalzi. Dopo quella del “mostruoso” Hasbrouck è stata sua la valutazione migliore. «Sicuramente adesso ci passiamo di più la palla - sussurra Riccardo - e a turno escono protagonisti diversi. Vedi Casadei, oppure domenica è capitato a me. Ci alterniamo. Gli avversari stanno giocando molto sui raddoppi in area su Benfatto, lui scarica fuori e noi a rotazione cerchiamo di farci trovare pronti».
«Dobbiamo ricordarci sempre che è indispensabile tenere la guardia alta: in questo campionato nulla è scontato. Latina è nelle zone basse, però ha un organico importante. Su Roseto nessuno avrebbe scommesso due euro, eppure ne sta vincendo tante. Serve rimanere all’erta ed io spero di essere importante in tutti gli aspetti del gioco, anche quelli meno evidenti».
Con Martelossi cos’è cambiato nell’aria Mobyt? Castelli ci pensa un attimo: «Mah, forse prima c’era troppa tensione. Ce la stiamo togliendo, siamo più liberi di testa. E giochiamo meglio assieme. Ora puntiamo in alto, che gli obiettivi medio-bassi a me non piacciono».(m.na.)
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