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Cazzanti: alla Spal ho dato tutto, nel nome di Mazza ho portato Dzeko

di Corrado Magnoni
Luciano Cazzanti
Luciano Cazzanti

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FERRARA

Scorre quasi certamente sangue biancazzurro nelle vene di Luciano Cazzanti, dirigente e osservatore per il settore giovanile della Spal per decenni. Non meno di due settimane fa, il suo nome è stato fatto da Ruggero Ludergnani, attuale reponsabile tecnico del vivaio spallino, che ha affermato di ispirarsi a lui per diventare un grande dirigente in futuro. Inorgoglito da tanta stima, considerando che il suo successore è vissuto nel mito avendo meno di trent'anni di età, Cazzanti racconta quale è stata la sua esperienza in tutti questi decenni. La maggior parte dei quali, come si è capito, spesa sui campi di gioco a cercare ed a scovare talenti. Praticamente c'è riuscito quasi sempre, ha osservato minuziosamente le mosse di tutti coloro che un giorno avrebbero calcato il manto erboso del “Paolo Mazza”.


«Ho trascurato persino la famiglia per la Spal - dice Cazzanti -, quasi me ne vergogno ad ammetterlo, ma sono sempre stato tifoso e avevo una sorta di venerazione per il presidentissimo».
C'era già - da tifoso - nel 1951 quando la Spal vinse la B e salì in serie A, ci fu in seguito assistendo ai tanti alti e bassi che hanno caratterizzato la storia della squadra calcistica per eccellenza della nostra provincia. Il mito di Mazza, oggi si può ben dire, ha fatto da cornice all’opera di Cazzanti che ha conosciuto tutte, ma proprio tutte, le giovani speranze spalline, alcune di loro divenute vere e proprie celebrità pallonare.
«Mi commossi quando il presidente Butelli, in quel periodo travagliato della nostra storia calcistica, mi volle conoscere perché aveva sentito parlare di me. Io per la Spal - ricorda Cazzanti, ospite nella nostra redazione - ho sempre dato tutto senza pretendere nulla in cambio, sapere che per qualcuno ho fatto qualcosa di importante non può che essere per me che motivo di vanto».

Tanti i nomi che Cazzanti vuole ricordare, ad ognuno di loro è legato un pezzo di storia spallina e personale:
«Mi ricordo quando scomparve Paolo Mazza e dovevamo fare qualcosa per onorare la sua memoria. Nacque il torneo di calcio giovanile che prosegue ancora oggi. All'epoca ero dirigente del vivaio, mi venne in aiuto l'assessore allo sport Mandini che diede non una ma dieci mani alla Spal del diesse Govoni nel suo mandato. Fu messa in piedi questa manifestazione calcistica che mi ha visto impegnato in prima persona per 23 edizioni. Negli anni realizzammo anche un opuscolo di presentazione che per me è una vera e propria opera d'arte letteraria. Aderirono al progetto i maggiori giornalisti sportivi italiani dell'epoca, da Pizzul a Cannavò sino a tutti quelli ferraresi. A quei tempi il torneo giovanile era importantissimo tanto che al “Mazza” mise piede un giovanissimo Edin Dzeko (con lo Zeljeznicar Sarajevo; oggi è il centravanti del Manchester City e della Nazionale bosniaca; ndr) che stupì la platea con le sue giocate».

Ma il nome di Cazzanti è soprattutto legato ai tanti giovani che ha saputo scovare:
«Li ricordo tutti con grande affetto e mi fa piacere che le loro carriere siano state così fortunate. Quando Mazza mi prese nella famiglia Spal mi chiese cosa ne pensavo del calcio: era fatto così, metteva alla prova i suoi collaboratori. Gli risposi che il gioco era cambiato e bisognava seguire l'esempio del calcio totale degli olandesi; il presidentissimo mi prese e mi tenne sempre al suo fianco. Furono anni stupendi».
Con lui anche tanti altri personaggi che gli sono stati a fianco: «Non vorrei fare torti a nessuno, ma cito mister Righetti, Barotti, Govoni e tutti i presidenti che ho conosciuto sino al 2004, anno in cui è finita la mia presenza nelle fila della Spal».
 

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