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“Boja d’un mònd lèder”, bravi i pargoli a piegare gli estensi

“Boja d’un mònd lèder”, bravi i pargoli a piegare gli estensi

A. fine partita, tra i festanti tifosi ospiti intravedi un ben conosciuto sorriso sardonico, sovrastato dai lucciconi agli occhi. Mancano solo le parole: se fai qualche sforzo gli cavi dalla mente le...

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A. fine partita, tra i festanti tifosi ospiti intravedi un ben conosciuto sorriso sardonico, sovrastato dai lucciconi agli occhi. Mancano solo le parole: se fai qualche sforzo gli cavi dalla mente le bolognesissime “boia d’un mònd lèder, ma quel l’è miè fiôl!”.

Claudio Sabatini, l’ex patron della Virtus, l’ex provocatore per eccellenza della pallacanestro italiana, riceve pacche sulle spalle così forti da far male. Gherardo Sabatini, 20 anni e 8 mesi spiaccicati sulla carta d’identità di giocatore in formazione, fino a domenica più noto in qualità di “figlio di”, ha appena finito di devastare di arzigogoli in penetrazione la difesa Mobyt. Il pubblico casalingo sfolla più stremato che deluso dopo 50 minuti di battaglia. “Uno spot per il basket”, scriveranno di lì a poco i siti web specializzati. Uno spot dove a recitare da protagonista è stata tuttavia la truppa baby di Treviglio.

Orfani per via dei falli dei veterani Marino (nei cui confronti questa rubrica confessa un’infatuazione cestistica che dura da anni) e Rossi, senza Usa usi a rubar la scena, i pargoli hanno smentito a suon di canestri chi pensava che il supplementare a quel punto potesse diventare facile preda di Ferrara.

Invece Ferri e soci, a loro volta privati di una seconda punta fondamentale come Benfatto, si sono catapultati in massa sulle spalle del povero Hasbrouck, finendo rovinosamente per terra. A sirena suonata, se non prima, il collage di occasioni perdute ti martoria il cervello: i tiri liberi sciupati, la serie “fallo anticipato-poi non fallo-mannaggia che hai fatto” di Huff prima della tripla dell’overtime, i tanti uno contro uno degli esterni avversari chiusi troppo morbidamente con due punti.

Finisci pure per maledire l’influenza e le tonsille malferme di Casadei, uno che in partite simili la sua la dice, perché il buco della sua assenza non lo colmi se costruisci solo Castelli in aria. Comunque via la ruggine dai pensieri, subito. Che domani si torna al vecchio PalaRuggi di Imola.

Fabio Terminali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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