Spal, il punticino non è di rigore
Match scialbo, proteste per una caduta di Zigoni. Seconda gara di fila senza subire gol
Un punto. O un punticino. Nulla di che vantarsi, o essere particolarmente fieri. La sostanza, comunque, è che la Spal è uscita da Santarcangelo con il secondo risultato utile consecutivo, la seconda partita senza reti al passivo. Insomma, la spirale negativa è stata fermata, un minimo di continuità è iniziato, anche se i biancazzurri non hanno replicato il successo sul Savona. Cosa che sarebbe stata possibilissima, giocando anche solo discretamente, con personalità, per vincere. La Spal del primo tempo qualcosina ha mostrato, soprattutto alla distanza, dando però la sensazione che ancora manchi un'impronta, uno stile, delle certezze, il dire «caspita, siamo la Spal, veniamo a Santarcangelo per imporci». Il meglio si è visto grazie ad alcune iniziative individuali, alcuni spunti, alcune accelerate, soprattutto sull'asse Di Quinzio-Gerbaudo, i due migliori. Alla fine, il pareggio e la prova lasciano con l'impressione che ci sia ancora molto da fare, e da aggiustare: in termini di manovra, di ritmo, di individualità, di efficacia.
Rispetto alle indicazioni della vigilia, Spal in campo con qualche novità. Cottafava ha vinto il ballottaggio con Giani (altra panchina) facendo così il suo debutto in biancazzurro; a destra della difesa "a cinque", al posto dello squalificato Lazzari, Nava (sul suo lato preferito) e non un Landi che sarebbe stato adattato; a sinistra Di Quinzio. Conferma per tutti gli altri protagonisti della vittoria di domenica scorsa contro il Savona.
L'inizio è stato da brividi, per la Spal. Centrocampo spettatore, difesa larghissima e assente, una voragine in mezzo: lì Pedrabissi ha servito Guidone, solissimo davanti a Menegatti. Occasione colossale, che il centravanti romagnolo ha vendemmiato passando il pallone all'1 biancazzurro. Per fortuna i romagnoli non hanno insistito. Squadra modesta e sparagnina, ancorché più solida dall'arrivo di mister Cuttone, la formazione gialloblu si è messa sulle sue, in posizione di attesa. Così la Spal ha preso campo, sospinta dall'attivissimo, mobile e tecnico Gerbaudo, dal qualitativo Di Quinzio (che in mezzo e più avanzato potrebbe incidere maggiormente) e da qualche discesa di Nava, insicuro dietro e in disimpegno ma di bel passo e solerte nel proporsi. Al 21' proprio Gerbaudo ha conquistato palla in fase difensiva, è avanzato, ha aperto a destra per Nava che dal fondo ha messo in mezzo teso per la conclusione fulminante di Fioretti: peccato che Nardi abbia estratto dal cilindro la parata della vita. Poi i biancazzurri hanno mantenuto il controllo ma senza imprimere pressione e giostrando con eccessiva lentezza, e con Togni troppo arretrato - quasi schiacciato sui propri centrali - e spesso impreciso. Da segnalare solo un anticipo di piede ancora di Nardi su Fioretti, o un gol di Gerbaudo inutile in quanto era già stato segnalato il fuorigioco di Zigoni.
Nella ripresa la Spal è scomparsa, lasciando costante iniziativa al Santarcangelo. Che le ha provate tutte ma che, poveretto, è troppo limitato per incidere. Semplici ha messo Giani per Gerbaudo spostando Di Quinzio mezz'ala, e proprio il "Diqui" al 21' è stato provvidenziale nel salvare in area su Pedrabissi lanciato in contropiede dopo corner a favore per la Spal: inammissibile subire un'azione del genere. Al 25' Obeng ha alzato il destro. E basta. La Spal si è destata negli ultimi 10 minuti quando Zigoni ha cavalcato nella prateria e una volta davanti a Nardi è andato giù a contatto con Traorè: la sensazione è che abbia esagerato cercando il rigore, mentre se avesse tirato avrebbe segnato. Poi una girata alta di Landi e Finotto troppo morbido e anticipato da Nardi.
Poco, ma di questi tempi ci si deve accontentare. Ora la classifica dice +3 sui play out. Forza e coraggio.
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