Niagara, una caduta che fa molto male
Metà squadra non tiene il campo, occorre una svolta
FERRARA. Si poteva scrivere una pagina. Non di storia, va bene, ma quasi da libro Cuore. Stava per andare in scena un bel film sabato sera tra Niagara ed Energy Trento. Una commedia toccante. Invece si è sfociati solamente nel piccolo dramma di una partita che era da vincere e che invece è andata persa male. In panchina non c'era coach Andrea Zambelli, influenzato. A dirigere il suo vice Nobili, presenza di solito silenziosa ma puntuale e precisa. Ci teneva particolarmente alla vittoria: «Peccato, davvero - racconta Filippo, da cinque anni vicino al primo allenatore della 4 Torri e istruttore nelle squadre giovanili della società ferrarese - il 10 febbraio lascerò la squadra e la città. Ho infatti ricevuto una proposta di lavoro che non posso rifiutare e questo mi porterà addirittura in giro per il mondo. Volevo salutare con una bella vittoria in un’occasione fortuita ma importante: tra l’altro, era anche un saluto alla città (Nobili è di Voghera, ndr), erano 10 anni che stavo qua, arrivato per motivi di studio. Peccato...».
La prima panchina da primo è andata male: «Senza dubbio, contro Trento, alla Niagara è mancato l’allenatore. Io non sono Andrea Zambelli e, oltre tutto, regolamento alla mano, non ho i titoli per stare in panchina e alzarmi in piedi (per essere primo allenatore serve il terzo grado, ndr). Per cui, sono dovuto rimanere seduto».
La Niagara è poi mancata in diversi fondamentali: «Trento è stata molto brava all’inizio, ha difeso e murato molto bene. Anche se è vero che abbiamo gestito male parecchi palloni in attacco. In battuta, poi, potevamo fare parecchio di più».
Ci aspettavamo, in una partita che mostrava una deriva poco confortante, con un allenatore fuori dal consueto, una maggiore spregiudicatezza nell'uso della panchina: «È vero, qualche cambio si poteva anticipare, ma è sempre un prenderci. Poteva starci Baldazzi per Monari prima, ma la ricezione come sarebbe andata poi? E gli altri? Come avrebbero reagito. Tutta una questione di equilibri. Il doppio cambio, invece, non poteva starci prima, perché Francescato, ma anche Govoni, non stavano andando male».
Dal naufragio sono da salvare Govoni e Francescato e sicuramente i 4 panchinari che hanno finito in campo la partita: Simone Zambelli, Vaccari, Baldazzi e Moschetti. Però, come si osservava sugli spalti, se Monari continua a essere in crisi (più in attacco che in ricezione), se Gallotta va bene fosse miracolato ma qualche timore l'aveva nel giocare al 100%, se i centrali sono non pervenuti (Bernard meglio di uno Smanio che ancora una volta non ha messo giù un pallone), chi può farli i punti per vincere i set in questa Niagara? Francescato è da monumento, ma la pallavolo è sport di squadra. E allora occorre che tutti mettano qualcosa in più per farla diventare veramente squadra.
Raffaele Ziosi
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