“Falla semplice, stupido” La rivoluzione di Martello
L. a marcia a passo di carica dell’esercito di Martelossi è tutta nelle statistiche, o meglio nella colonna che al netto delle cifre individuali riassume ciò che conta: ovvero se la partita l’hai...
L. a marcia a passo di carica dell’esercito di Martelossi è tutta nelle statistiche, o meglio nella colonna che al netto delle cifre individuali riassume ciò che conta: ovvero se la partita l’hai portata a casa o se viceversa ti è stata soffiata da sotto il naso. Dal 14 dicembre a oggi, il bilancio è di sette vittorie e due sconfitte (5-6 quello della precedente gestione Furlani); dal 28 dicembre, sei successi su sette (l’eccezione è il doppio supplementare buttato contro Treviglio); infine, quei quattro bottini di fila in trasferta (striscia ancora aperta) che per una formazione fin lì allergica al giocare fuori casa rappresenta un notevole contropiede. Ora, direte voi: non è che per forza bisogna osservare le partite dalla tribuna per rendicontare questo bollettino. Eppure l’angolo di visuale aperto appena sopra la panchina biancazzurra racconta tante cose, o perlomeno le lascia immaginare. Tipo spioncino nella grotta segreta dello spogliatoio.
Il succo è questo: la chiave della rimonta “chez Martello” ci appare nell’approccio rotondo alle difficoltà; nella capacità di farsi concavi e convessi, nella distensione dei nervi. Una veste filosofica che si trascina perfino nella forse ricercata trasandatezza degli abiti dell’allenatore: la camicia fuori dai pantaloni, perché no, vale il rischio degli storcimenti di naso da parte di qualche tifosa. Altroché giacca e cravatta da coach rampante. Perché qui siamo al costume ruspante dello “smussa e appiana, leviga e rilassa”. Senza nuovi innesti in organico, la Mobyt si è guardata allo specchio. Ha visto di riflesso ciò che avrebbe potuto essere fin dall’inizio della stagione e si è fatta una bella lavata di capo. “Keep it simple, stupid”, ovvero “falla semplice, stupido”: il principio alla base della programmazione informatica, per cui la semplicità risulta essenziale, è arrivato fino a noi. Dove siamo tutt’altro che stupidi e ci allacciamo forte cinture e pantaloni, sperando nei playoff.
Fabio Terminali
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