Il messaggio in cielo “Provate a batterci”
V. ista dalla tribuna (ma pure dalla gradinata e dalla curva) la partita è più viva e bella che in televisione. A meno che tu non debba recapitare un grido di battaglia, un monito capace di incutere...
V. ista dalla tribuna (ma pure dalla gradinata e dalla curva) la partita è più viva e bella che in televisione. A meno che tu non debba recapitare un grido di battaglia, un monito capace di incutere terrore agli avversari. Tipo il messaggio lanciato in cielo via Sky: “Adesso siamo noi la squadra da battere. Siamo Ferrara”. La potenza del mezzo amplifica, traccia il solco, amministra e riordina i pezzi dispersi della memoria. Talvolta sovverte la scaramanzia, ricucendo le ferite del passato. Due anni fa, la Mobyt perse in casa un match incredibile contro la Viola Reggio Calabria: sempre avanti nel punteggio, fu agguantata e scavalcata dopo una messe di tiri liberi causati da un tecnico suicida affibbiato a Cortesi, che scagliò una bottiglietta d'acqua per aria. Il tutto in diretta tv, via Sportitalia.
Se lo si osserva con attenzione, si noterà come il piccolo schermo abbia illuminato le pagine più importanti del basket ferrarese. Partendo dal trionfo Sinteco nella Coppa Italia di B d'Eccellenza (anno 2000, Rai Sport Sat) nella vecchia palestra di Capo d'Orlando. Più di recente, c'era Sky nell'ottobre 2008 per la prima vittoria Carife in serie A, contro la corazzata Treviso. Nella bella come nella cattiva sorte: ecco il libero di Jackson visto dal divano che decide lo scontro salvezza a Cremona nel febbraio 2010, seminando illusioni; tre mesi dopo, va in onda anche il mesto canto del cigno nella massima serie, con lo spareggio di Biella e il disperato tiro di Spinelli che vola via.
Indimenticabili le sperimentazioni televisive cui sono stati sottoposti gli appassionati: il primo anticipo a mezzogiorno, un Ferrara-Reggio Emilia di Legadue (novembre 2001); e poi il top dei top, il mai più ripetuto 25 dicembre (2008) al palasport di Casalecchio, tra tortellini in digestione e cappellini di Babbo Natale.
Tutto bene, per carità. Solo che l'urlo in modalità ipertecnologica di Hasbrouck e soci venerdì è risuonato squassante come mai prima d'ora. High five in high definition, baby.
Fabio Terminali
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