La Spal riesce a perdere a Lucca
Serie C. Con un gol per tempo i toscani stendono i biancazzurri punendone i tanti errori
LUCCA. Inammissibile. Già, proprio così. Non si può perdere contro una Lucchese priva di argomenti e che non ha espresso nemmeno furore, in un “Porta Elisa” ormai ridotto alla sbiadita fotocopia del calderone che era. Eppure la Spal ha beccato due gol a zero, incapace di incidere come di evitare ormai abituali gaffes. Il maggior possesso palla è un aneddoto. L’illusione di Ascoli è svanita presto. Su e giù. Né continuità, né filo logico nel gioco. Seconda trasferta di fila, seconda sconfitta consecutiva. Non resta che battere San Marino, Prato, Grosseto, Piacenza...
Lucchese (priva degli squalificati Degeri e Raicevic, e degli infortunati Nolè e Chianese) in campo con l’undici annunciato, ma con Espeche terzino e Risaliti centrale. Spal senza i vari Silvestri (squalificato ed infortunato), Togni, Aldrovandi, Filippini, Albertoni e Landi. A centrocampo, Gentile preferito a Gerbaudo, col patron Francesco Colombarini a leggere la distinta per una decina di minuti, quasi incredulo a fronte degli over (Gentile, Fioretti, Cottafava, Giani...) anziché un giovane in più da contributi (ma poi ha sminuito tale dettaglio). Al di là di ciò, buon inizio dei biancazzurri, partiti col piglio giusto, in attacco. Al 2' conclusione di Zigoni deviata in corner; dall’angolo di Di Quinzio, Cottafava al volo: alto. Un fuoco di paglia, presto smorzato dagli errori spallini. Al 5' la squadra di Semplici perde palla e becca un contropiede; Cottafava commette fallo su Pagano; punizione battuta rapidamente per Mingazzini che, senza nessuno che gli vada incontro, ha tutto il tempo per controllare, fare due passi, caricare il destro e lasciar partire una conclusione dalla distanza che batte Menegatti: 1-0. Incredibile.
Da lì in poi uno sterile monologo della Spal. Lenta, molto lenta. E penalizzata dall’assenza di movimento delle punte, molto simili per caratteristiche, non complementari tra loro, come è evidente da tempo. E tutto al cospetto di una Lucchese che definire miserella è farle un complimento. Prodotto? Una smanacciata in angolo del portiere Di Masi su cross di Nava dalla trequarti, ed un’altra deviazione in corner dell’1 rossonero su conclusione di Zigoni dalla distanza. In mezzo, tra il 23' ed il 41', solo un asfittico ruminare calcio. E dire che i padroni di casa hanno fatto nulla, a parte produrre una mischia da punizione laterale.
Nella ripresa accenno iniziale di forcing spallino, ma senza i crismi della lucidità e della reale pericolosità. Più volontà che raziocinio ed efficacia. Lucchese chiusa e passiva, graziata dalla buona sorte quando al 14' una corta respinta con i pugni di Di Masi plana sui piedi di Fioretti la cui conclusione immediata viene respinta da Calcagni quasi sulla linea. Mossa tattica di Semplici: fuori Giani, dentro Rovini per il 4-3-1-2 col giovane ex empolese trequartista. Spal più propositiva e vicinissima al pareggio al 20' con Di Quinzio che si accentra e scarica un gran destro: Di Masi vola a deviare contro la traversa e in angolo. Gol mancato, gol subìto, a sottolineare i soliti errori biancazzurri. Al 22' Cottafava, su maldestro passaggio di Gasparetto, perde malamente palla a centrocampo, Lo Sicco ruba la sfera, si invola e davanti a Menegatti lo batte con un preciso rasoterra centrale. Al 28' su punizione di Rovini, Gasparetto anziché cercare la porta opta per un’improbabile sponda.
Assurdo perdere così contro una squadra del genere, epperò concreta: due tiri, due gol. La Spal paga le proprie contraddizioni, compreso il tardivo innesto del vivacissimo e talentuoso Rovini. Non ha sufficiente autonomia? Allora lo si metta dall’inizio, e quando il campo ancora regge. E poi inserirlo alle spalle di Zigoni e Fioretti non risolve il problema, visto che le due punte non combinano mai perché non sono assortite. Stagione così, un Ascoli (come prestazione) non fa primavera, ingenui noi a crederci.
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