La Spal ritorna al passato
Serie C. Se Semplici dice «giocare non paga, ora palla in tribuna», significa che Brevi aveva ragione
FERRARA. «Anche oggi in campo si è vista molta Spal,ma torniamo a casa ancora una volta con zero punti in tasca e quindi dovremo lavorare in modo diverso, magari pensando di giocare meno a calcio. Ero convinto che la squadra avesse raggiunto un buon livello di gioco, ma purtroppo questo sistema non paga e quindi dovremo pensare a qualcosa di diverso per cercare di portare via qualche punto dovremo cambiare regime perché non vale più la pena giocare così e perdere. Quindi bisognerà buttare la palla in tribuna anche quando non serve, così vedremo se riusciremo ad evitare di prendere gol nell'unica occasione che concediamo».
Ad esprimersi in questi termini, al termine di Lucchese-Spal, sabato, è stato l’allenatore biancazzurro Leonardo Semplici. I casi sono due. O è stato uno sfogo dettato dall’amarezza e dal senso di importenza del momento, o si è trattato di una sorta di resa davanti all’evidenza. Se ad essere veritiera fosse quest’ultima ipotesi, allora la conclusione non potrebbe essere che una: aveva ragione Oscar Brevi. Che aveva inquadrato tutto alla perfezione, ed aveva ragione su tutto. Lo diciamo con amarezza (alla luce della nostra idea di calcio), con profonda autocritica (perchè non avevamo capito niente, perdendoci in mille tentativi di analisi e spiegazioni) e con grande obiettività (perchè bisogna prendere atto della realtà).
Segnali in tal senso, a dire il vero, c’erano già stati. Semplici (e la società) è (sono) arrivato(i) alle stesse conclusioni di Brevi sia su alcuni singoli, sia sul modulo tattico. Il nuovo allenatore ha ripudiato il proprio 4-3-3 all’indomani della sconfitta di Pontedera, rispolverando la difesa “a cinque” del suo predecessore. Sistema che pareva aver ridato solidità e risultati (tre gare utili di fila senza reti al passivo, 7 punti su 9), prima dei ko di Ascoli e Lucca che a loro volta adesso avrebbero prodotto anche la decisione di tornare all’hurrà football (tradotto: calcioni in avanti e pedalare) di Brevi, visto come unico sistema per sperare di fare punti. Se così fosse, sarebbe - come detto - un segnale di resa. E significherebbe appunto che Brevi aveva capito che con questa squadra, con questi giocatori, non si poteva (e non si può) praticare un altro tipo di calcio.
Dice: una squadra e giocatori voluti da lui.
No, non è vero. Per quanto non abbiamo apprezzato alcunchè del passaggio spallino di Brevi, non gli si possono imputare anche le colpe che non ha. Non tutte le scelte, non certe scelte, hanno avuto il suo marchio di fabbrica.
Il lodevole tentativo di Semplici di far giocare in un certo modo la Spal è naufragato su un’evidenza: provare a manovrare non faceva che evidenziare vieppiù i limiti della squadra. Alla lunga, con alcuni accorgimenti, con il lavoro, con l’inserimento di qualche ignorato da Brevi o di qualche acquisto di gennaio o per il concorso di circostanze che ha riportato Capece tra gli undici e nel proprio ruolo, miglioramenti di manovra si sono visti. Culminati nella gara di Ascoli che ci ha fatto ritenere che la Spal fosse sulla strada giusta, al di là del ko. La prova di Lucca non è stata di pari tenore: squadra più lenta, e meno ficcante nelle verticalizzazioni. Il possesso palla non va confuso con il giocar bene.
Al di là di ciò, ci aggrappiamo a quel “se”: se quello di Semplici a Lucca è stato uno sfogo, allora il tecnico resetti e vada avanti per la sua strada. Sta lavorando bene, ama un calcio propositivo, continui a battere tale via. Magari aggiungendoci un tocco: una più complementare associazione del tandem d’attacco. Chissà... Altrimenti sarebbe davvero un ritorno al passato. E tra l’altro non capiamo come, con palla in tribuna, si possa sperare di fare risultato.
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