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I leoni e le tigri E quando c’è la salamina ecco Pulp fiction

D. ice il saggio numero uno che “ogni squadra ha i tifosi che si merita”. Macché, controbatte il saggio numero due, obiettando che in realtà “ogni tifoso ha la squadra che si merita”. Se sia nato...

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D. ice il saggio numero uno che “ogni squadra ha i tifosi che si merita”. Macché, controbatte il saggio numero due, obiettando che in realtà “ogni tifoso ha la squadra che si merita”. Se sia nato prima l’uovo o la gallina, in fondo nessun lo sa; la certezza tuttavia è che al palasport di Ferrara sta covando una nidiata di quelle da far invidia assai. Il giocatore trascina lo spettatore, il quale a sua volta trascina il giocatore. Risultato di domenica scorsa: nove leoni sul parquet e tremila tigri sugli spalti. Pure costoro bardate di tutto punto, quasi dovessero scendere in campo. E spettacolo fu. Prima metti la maglietta celebrativa (una taglia più larga, non si sa mai) con dichiarazione in codice “Ti A2mo”. Poi alza il cartoncino bianco o azzurro (e c’era pure contemporaneamente chi con l’altra mano scattava foto, maghi che non siete altro) e quindi fai scendere il bandierone. E occhio a battere le mani a tempo con i cori della curva. Insomma, una faticaccia.

Ma di gran lunga ben spesa se i “ragazìt” in canottiera e pantaloncini mettono sotto i “burdèl” di Ravenna. Quando poi arriva l’ordinazione degli ultras (“i cappellacci col ragù-ù-ù, la salamina col purè-è-è) sappiamo che per gli avversari è finita, un po’ come quando in “Pulp fiction” Samuel Jackson recita il passo biblico di fantasia Ezechiele 25:17, pronto a sparare. Solo che qui c’è giusto Kenny Haz a calibrare gli ultimi due liberi con la freddezza del killer. Vai con il giro di campo a farsi dare il cinque, anche a Vincenzo Palumbo (l’infaticabile sobillatore dei tribunari rossi) che ne fa 80. Infine saluti in mezzo al campo, fotografie e autografi dei giganti. Ha ragione il presidente Fabio Bulgarelli a dare licenza ai festeggiamenti, anche in febbraio: obiettivo raggiunto, Legadue unica. Ricordando che in fondo all’articolo arriva sempre il saggio numero tre a mettere tutti d’accordo: “Ogni società ha la squadra e i tifosi che si merita”.

Fabio Terminali

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