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Sport, dieci regole per i genitori

Sport, dieci regole per i genitori

Iniziativa del Panathlon: spesso sono loro a trasmettere comportamenti sbagliati

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FERRARA. Le funzioni educative espletate dai genitori, i loro riflessi sul mondo infantile e adolescenziale nei rapporti quotidiani con scuola e agenzie formative non istituzionali, come l’associazionismo sportivo, sono state al centro della tavola rotonda organizzata dal Panathlon International Club di Ferrara all’hotel Carlton in via Garibaldi. Al centro del dibattito la Carta dei doveri del genitore nello sport, documento contenente dieci fondamenti etico comportamentali ispirati all’olimpismo e alla cultura sportiva, nei quali affonda le radici lo stesso Panathlon International: la scelta della disciplina sportiva; l’armonizzazione tra attività sportiva, crescita psico-fisica e vita scolastica; qualche regola per il mantenimento di un rapporto equilibrato con lo sport; la rilevanza del concetto di sconfitta nello sviluppo umano e personale del giovane sportivo; l’incitamento verso la ricerca di un rapporto sereno con se stessi anziché di un legame spasmodico con il risultato.

Con Luciana Boschetti Pareschi, presidente dell’associazione, ne hanno parlato Marisa Antollovich, psicoterapeuta, psicologa dello sport e moderatrice dell'incontro, il questore Antonio Sbordone, napoletano da qualche mese a Ferrara, Andrea Bendandi, giovane arbitro ravennate di calcio (Can D), premiato come miglior fischietto in regione tre anni fa, John Ebeling, ex cestista professionista e dirigente sportivo, indimenticato campione della Pallacanestro Ferrara targata Mangiaebevi e Succhi G, e Simone Merli, assessore comunale allo sport.

«Occorre valutare che ci sono i doveri oltre ai diritti - ha precisato Antollovich nel dare il via ai lavori - in un contesto in cui l’aspetto economico ha la meglio e dove il genitore spesso è solo nel prendere decisioni».

«Ho avuto esperienze che mi hanno mostrato come talvolta è un genitore a rompere equilibri interni al bambino con atteggiamenti o comportamenti aggressivi», ha confermato l’arbitro Bendandi.

Mentre l’assessore Merli ha riscontrato che oggi giorno mancano le relazioni allargate, per cui i bambini si confrontano con il solo modello genitori, «i quali devono aiutare i ragazzi a essere leali anche quando vanno in campo: le regole ci sono, l’arbitro deve solo cercare di farle rispettare».

«Perché non far sottoscrivere queste carte di valori ai genitori e subordinare l’iscrizione del giovane alla società alla firma anche su questo documento, con l’impegno di rispettarne le regole?», s'è chiesto infine John Ebeling.

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