Aggrappiamoci alla matematica
Il risultato aiuta psicologicamente però il gioco ancora non si vede
Il risultato è stato casuale. Lo sarebbe stato il successo del Teramo, lo è stato il pareggio della Spal. A determinare l'1-1 finale, due rigori tanto evidenti quanto scellerati. Ma, come detto, ai fini pratici il punto ottenuto dai biancazzurri ha una valenza inestimabile. Perché conquistato a tempo scaduto, in rimonta, in trasferta, sul campo della seconda in classifica (prima, fino alla trasformazione di Fioretti), contro una squadra capace di 17 risultati utili consecutivi. Un punto che significa aver portato a 4 le lunghezze di vantaggio sui playout alla vigilia del doppio confronto interno con Prato e Grosseto. Sfide contro dirette concorrenti, che a questo punto verranno affrontate con una condizione psicologica ben diversa da quella che si sarebbe generata con la terza sconfitta nelle ultime tre gare esterne. Un ko, inoltre, avrebbe esposto la Spal all'aggancio da parte del Prato nel malaugurato caso di un esito sfavorevole nel prossimo match con i toscani. Detto ciò, l'analisi del confronto col Teramo non può essere condizionata dal risultato finale. Una visione di parte induce ad affermare che la Spal ha saputo controllare, neutralizzare, non concedere spazi ed occasioni ai biancorossi. Una chiave di lettura fredda ed obiettiva suggerisce che la squadra di Semplici non ha fornito una prestazione incoraggiante. Dieci uomini quasi sempre dietro la linea della palla, assenza di gioco e di ritmo, due-tiri-due (da fuori) nell'arco dell'incontro. L'ingresso di Finotto è stato benefico, ma più per le sue iniziative personali che per una lievitazione collettiva. Non aver patito il Teramo può essere visto, o va visto, come un merito, ma per aver fiducia in un futuro prossimo senza patemi sarebbe servito qualcosina di più.
Aggrappiamoci allora al punto. Decisamente meglio di niente, per chi fa della matematica la risposta a tutto.