Spal, contano solo i punti: il fine giustifica i mezzi
Ormai è inutile aspettarsi progressi, basta giungere in fretta alla salvezza
Il dibattito può anche essere aperto, e lo alimentiamo, ma alla fine conta la sostanza. Che ci piaccia o no. Della trasferta di Teramo va preso (con soddisfazione) il punto. Il resto è come le opinioni: le porta via il vento.
Restiamo convinti che la Spal abbia offerto una prestazione deludente, soprattutto nella misura in cui contro i biancorossi visti domenica (lenti, poco mobili, prevedibili) c’era margine - giocando in maniera più propositiva - per ottenere di più e con meno sofferenza rispetto al pareggio arrivato in pieno recupero. Una tesi cui si può controbattere affermando che facendolo, o provando a farlo, la Spal si sarebbe maggiormente esposta ai colpi degli abruzzesi, rischiando concretamente di capitolare quando invece con la sua condotta di gara non ha mai vacillato per davvero, venendo punita solo da un rigore casuale equilibrato dall’altrettanto improvvido penalty regalato al 93’ dal Teramo.
La stampa abruzzese, riconoscendo le difficoltà della squadra di casa e la sua incapacità di creare problemi ai biancazzurri, ieri ha parlato di Spal “catenacciara”. Non c’è dubbio che spesso e volentieri la formazione di mister Semplici si sia disposta con dieci uomini dietro la linea della palla. Ma ognuno mette in campo i mezzi che ha e/o che vengono suggeriti dal momento. E, in assoluto, non è certo disonorevole opporsi agli avversari per cercare di inaridirne le principali fonti di minaccia (nello specifico, la coppia Donnarumma-Lapadula, 25 gol in due). I due bomber locali hanno combinato nulla, sia per la loro giornata di scarsa vena (specialmente Lapadula, che mai si è allargato o ha dettato un movimento senza palla) sia perchè innegabilmente ingabbiati. Alla fine è arrivato l’1-1, sul campo più difficile e contro l’avversario più in forma del momento (17 risultati utili di fila, con quello di domenica, per il Teramo). Punto “benedetto”, di grande impatto per la classifica (aumentato a +4 il vantaggio sul Forlì quint’ultimo, appaiato a quel Prato che domenica verrà a Ferrara) e dunque merito alla Spal che adesso può concentrarsi sulla doppia sfida casalinga (appunto col Prato e sei giorni dopo col Grosseto raggiunto dai biancazzurri a quota 33) che - se gestita al meglio - potrebbe dare una botta decisiva al discorso salvezza tranquilla.
Il nocciolo del nostro ragionamento, della nostra analisi, del nostro approccio, dei nostri dubbi, in sostanza è però questo: senza quel rigore al 93’ cosa sarebbe “rimasto” della partita di Teramo? Quali elementi sarebbero emersi per guardare con fiducia alle prossime (decisive) gare e pensare di mettere sotto - nell’immediato - il Prato, evitando il rischio di un aggancio da parte dei toscani?
Si potrà replicare: e senza quel rigore causato da Di Quinzio, quando mai il Teramo sarebbe passato?
Sì, siamo sempre lì, non ci sono controprove, né per una tesi né per l’altra. L’abbiamo scritto lunedì: il risultato è stato casuale, lo sarebbe stata la vittoria del Teramo così come lo è stato il pareggio della Spal.
In definitiva, a questo punto della stagione - di questa stagione - è probabilmente inutile aspettarci o pretendere tangibili miglioramenti spallini sotto il profilo dell’espressione di gioco, dell’atteggiamento, della personalità. Tanto, per quest’anno c’è ormai più nulla da costruire e si va verso una profonda riformulazione estiva dell’organico. Conta solo cercare di finire il compito il prima ed il meglio possibile, ottenendo risultati: vengano come vengano. Il calendario è in teoria favorevole: in casa tutti gli scontri diretti (Prato, Grosseto, Pro Piacenza, Forlì, Tuttocuoio, Pistoiese), in trasferta alcune gare contro avversarie che nel momento in cui verranno affrontate potrebbero presumibilmente avere poco o nulla da chiedere (Ancona e Carrarese). Primo appuntamento, col Prato (ingresso a 1 euro per le donne). Da battere in “qualsiasi modo”. Anche se ad onor del vero non capiamo cosa significhi.
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