La Nuova Ferrara

Sport

basket a2 silver

Mascellani: «Le mie sfide alla Mobyt di Bulgarelli»

di Marco Nagliati
Mascellani: «Le mie sfide alla Mobyt di Bulgarelli»

L’ex proprietario del Club e un’ora di colloquio: confessioni di un dirigente che ama il basket e spinge il collega ad «alzare l’asticella». Tra playoff e futuro

4 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. «Confessioni di un presidente». Roberto Mascellani sale in redazione, promessa del passato recente. Occhi vispi, rilassato. In punta dialettica. In forma. Un’oretta a discorrere di sport, sostanzialmente. Di basket, quasi esclusivamente. Il presidente del Basket Club (dodici anni di gestione: dei quali otto in Legadue e due in A) allunga lo sguardo dai finestroni. Ammira la vista: il duomo, il castello... Apre con una battuta: «Il mercato rimane ancora lì?» domanda indicando il listone. Dopo il Club, la Pallacanestro Ferrara di Bulgarelli. Che Mascellani segue con attenzione e affetto. Sì, “confessioni di un presidente” che mette in chiaro: «Seguo la Mobyt con divertimento e serenità. Vivere una partita da dirigente è ben altra cosa che farlo da “semplice” appassionato». Dopo una settimana di pausa, c’erano le finali di Coppa, domenica la Mobyt torna nell’agone agonistico. Arriva Tortona, c’è un playoff da conquistare. Mascellani avverte: lancio delle sfide a Bulgarelli. E sorride.

Mascellani, piaciuta la “festa salvezza” del post derby con Ravenna?

«Bulgarelli è uomo fortunato e spero continui così. Stia attento che se va avanti in questo modo sale in serie A».

Augurio o minaccia?

«Battute a parte. Credo che prima o poi l’asticella vada alzata, quindi per quest’anno mi aspetto lottino fino in fondo per i playoff».

Ottimista?

«Vedo scelte del presidente decisamente coraggiose e vincenti. Ingaggiare Martelossi è stato decisivo, con tutto il rispetto per quanto ha fatto Furlani per questa società. Però Martelossi è tra i migliori tecnici d’Italia».

Secondo colpo di coraggio di Bulgarelli?

«Non vendere Hasbrouck. Io invece forse l’avrei fatto, una volta capito che mi sarei salvato e avrei avuto accesso all’A2 unica. Col ricavato avrei sistemato il bilancio. Bulgarelli ha fatto una scelta col cuore e per i tifosi».

In passato lo vedevano un po’ freddo...

«Evidentemente anche lui è sempre più preso dalla passione. Magari ci ha messo un po’, ma sta arrivando. Io ho fatto il presidente per dodici anni, forse troppi. Lui comunque è quasi arrivato a metà strada. Io, Fabio adesso lo vedo “preso”. Ha mostrato capacità ed esperienza anche tenendo botta sul secondo americano. Non credevo che Huff, alla lunga, avrebbe reso come sta facendo».

Arrivano due mesi decisivi per le vicende agonistiche.

«La festa di qualche settimana fa, diciamo che è stato un momento di relazione con città e pubblico. Ora Bulgarelli deve testarsi su un obiettivo: i playoff. Che non sono così scontati, ma tutti da conquistare. Temo un calo di tensione, che va evitato. Succede anche nelle migliori famiglie possa esserci un calo. Ma Ferrara, tifosi e squadra, merita di giocarseli. Di vivere questa adrenalina pura».

Ritiene che poi i team di Gold siano battibili?

«In Coppa a Rimini ho visto qualcosa: non ho notato un livello tecnico così superiore. Se la Mobyt fa il colpo in trasferta alla prima, beh possiamo divertirci. Poi, chiaro: la A è un obiettivo complicato. Ma fra le prime 5-6 di A2, Ferrara ci può stare tranquillamente per tradizione e capacità».

La serie A non l’assaporeremo più per questioni economiche?

«Guardate che le attuali ultime di A non hanno mica budget stellari. Penso a Pesaro, Cremona, Caserta. Cremona, quest’anno, ha un budget superiore di appena un terzo rispetto a quello di Ferrara».

A proposito di Coppe: il suo Club di final four ne ha giocate. E pure ha alzato il trofeo.

«Il bello dello sport di squadra è questo: che in una notte ti giochi tutto. L’obiettivo vero, di fondo, non è giocare bene e divertirsi. Posto che sono aspetti importanti, certo. Ma il dentro-fuori è quello che ti rimane nella pelle. Sconfitte e vittorie ti incidono dentro nello stesso modo. Auguro a Bulgarelli di viverli, momenti così. Lui ha vinto un campionato a man bassa, col titolo di Budrio che riuscii a girare a Ferrara mantenendo viva la fiammella».

Altre sfide da lanciare al suo “collega”?

«Rimetta le tribune telescopiche a bordo campo: facciamo tornare la capienza a 3500 spettatori. A Ferrara ci sono humus e cultura cestistica. I miei ricordi di ragazzo sono casa Cini, la 4 Torri, John Caneparo... A Ferrara è strano solo che non si riesca a rimettere in piedi il calcio».

Cinque anni da Biella, dal ko che fu l’addio alla A...

«Continuo a pensare che dietro c’era qualcosa che non c’entrava con lo sport. Erano anni in cui in Lega la gestione politica era forte. Qualcuno forse pensò sarebbe stato meglio tornassimo in Legadue. Crovetti fece bene ad andare via, io male a restare un ultimo anno. Mi sarei risparmiato qualche guaio».

Quando ci sei dentro, non sempre la ragione batte la passione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google