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basket - incarbona: il passato che da’ forza al presente di ferrara

«Rosazzo e San Severo le due tappe della vita»

di Marco Nagliati
«Rosazzo e San Severo le due tappe della vita»

FERRARA. Una storia di amore e sofferenza. «E gioie» tiene a precisare il protagonista. Con manciate di passione. Giacomo Incarbona a Ferrara ne ha passate “diverse”, alcune emotivamente forti. C’era...

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FERRARA. Una storia di amore e sofferenza. «E gioie» tiene a precisare il protagonista. Con manciate di passione. Giacomo Incarbona a Ferrara ne ha passate “diverse”, alcune emotivamente forti. C’era nell’ultimo anno del Basket Club, quando il presidente Mascellani rischiò la vita per un infarto. C’era quando nacque la Pallacanestro Ferrara e nell’estate del 2011 Bulgarelli, assumendo la presidenza, gli affidò la gestione tecnica. Domani si gioca Mobyt-Treviso, sfida che lo stesso Bulgarelli ha definito «la più importante della nostra storia». Se i biancazzurri sono a giocarsi un posto playoff per la Serie A, beh anche Incarbona una mano l’ha data.

Giacomo, come la vive?

«La prendo alla larga, dicendo che è stato un privilegio vincere tanto con Ferrara. Su tutto la promozione dall’A2 alla massima serie e quella dalla B2 al primo anno della nuova èra. Tutto è cominciato da lì».

Racconti...

«Estate di quattro anni fa, c’era solo una cartellina con dentro l’affiliazione e i documenti che venivano da Budrio: certificavano il passaggio del titolo sportivo a Ferrara. Non è così semplice far rinascere una società che veniva da una cessione di titolo sportivo e che l’anno prima era pure retrocessa».

Vincere al primo colpo?

«Dall’esterno è dato per scontato. Invece essere subito promossi dalla B2 è impresa che va fortemente rivalutata. O siamo stati molto bravi o altrettanto fortunati. Fatto sta che non è roba da poco. Per informazioni chiedere a Treviso, giusto per citare un avversario di oggi (la De’ Longhi ha acquistato il titolo di Silver avendo fallito la promozione; ndr), o Fortitudo. Società storiche e con budget molto generosi».

Nel 2010, ultimo del Club, tutto sembrava perduto.

«Caduti dalla Serie A, ambiente spento. E Mascellani che in estate rischia la vita. La famiglia prende il timone, noi dello staff abbiamo fatto quadrato dopo momenti terribili. Uno degli anni più delicati nella storia cestistica di Ferrara. Eravamo smarriti, ci siamo ripresi. Trasformandoci in una sporca dozzina. Sostanza e orgoglio. Uniti. Bravissimo Martelossi sul campo ed i giocatori. Vedi Farabello, magnifico capitano».

Titolo di A2 difeso sul parquet e ceduto. Arriva Bulgarelli...

«Mascellani ha tenuto viva la fiammella accordandosi con Budrio per far sbarcare il diritto della B2, Bulgarelli ha rilevato il testimone ravvivandolo quel fuoco».

E in quattro anni ha messo radici nella seconda serie nazionale.

«Restare a Ferrara per me è stato un atto d’amore. Aiutare a ripartire dalla quarta serie mi sembrava doveroso. Ho vissuto tutto con entusiasmo. Siamo ripartiti azzeccando gli uomimi, due dei quali sono ancora le colonne: Ferri e Benfatto. E quando parlo di uomini mi riferisco anche allo staff, che ha una passione smisurata. Che fa spogliatoio. Mandosso, Piacentini, Capozza: fanno parte della storia».

Il primo punto di non ritorno la finale vinta con Corno di Rosazzo. Il secondo, il playout di due anni fa con S. Severo: “gara quattro” senza Ferri.

«Tappa fondamentale portare a casa la Silver in quel duello. Fu un anno faticoso, anche troppo. Ma l’abbiamo asciugata e se la Mobyt adesso è così in alto, quella vittoria ha un peso fondamentale. Quei giorni li abbiamo gestiti bene. E adesso la Pallacanestro Ferrara può consolidarsi al top».

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