Mobyt di gala, arriva Treviso
FAlle 18 al Pala Hilton la grande sfida con la capolista. Gli estensi cercano i punti decisivi per i play off
FERRARA. Soffia il vento, porta con sé profumo di grande basket. Un profumo che ammalia, fa venire le farfalle allo stomaco, quasi fosse un amore ritrovato di un basket che è passato da queste parti e che ora torna a fare capolino. Col suo spettacolo di muscoli e tecnica, adrenalina e pathos. Poco importa a che piano del grande palazzo del basket italiano avviene. Perché Ferrara, come Treviso, dei diversi gusti della palla a spicchi, ne ha assaporati molti. Certo, nella Marca hanno il palato fino dell’Eurolega, della coppa Italia, di scudetti e decenni di serie A. Ferrara, nell’Olimpo, c’è rimasta pochissimo, quasi un lampo. Ma la passione, qui come a Treviso, è qualcosa che corre nelle vene. Ed ecco perché, una sfida come quella di oggi (ore 18 al Pala Hilton Pharma), è capace di far battere il cuore. Anche in un giorno di festa che, Lega e Federazione, hanno voluto dedicare ad una sfida importante, di alta classifica, che saranno in molti a vedere anche lontano da Ferrara: a raccontarlo in diretta ci saranno le telecamere di Sky Sport 3.
Tra divano e tribuna, a battere le mani saranno in tanti per quello che sarà «l’evento più importante della storia della Pallacanestro Ferrara, visto che affronteremo una squadra di grande tradizione». L’ha detto il presidente Fabio Bulgarelli, che ha preso questa società dalla B2 e la sta riportando nel secondo campionato nazionale, senza smettere di cullare il sogno playoff. Per arrivarci, però, la Mobyt ha bisogno di punti e quelli contro la De’ Longhi sono quasi necessari. Scivolata a Roseto, rimessasi in piedi a Chieti, ora Ferrara deve giocare il tutto per tutto, cercando di uscire da una bagarre di classifica che potrebbe diventare letale. Chi invece ha meno fame di punti sono i veneti, che hanno trascorso quasi tutto il campionato al vertice e hanno dimostrato di non soffrire le vertigini dell’alta classifica, e ora cercano di consolidare la loro leadership preparandosi per la post season.
Intanto occhi puntati sulla gara di oggi dove, oltre a due squadre di fascia alta, si affronteranno anche modi diversi di stare in campo. Più tecnica e frizzante Ferrara, più fisica e concreta Treviso. All’andata questa fisicità mise in crisi i biancoazzurri, che per la seconda volta erano guidati in panchina da Alberto Martelossi. Ferrara resse metà partita, poi capitolò sotto i colpi pesanti di una squadra solida e determinata, e un Pala Verde capace di sostenerla. Oggi sarà la Mobyt a giocare in casa, sebbene da Treviso è previsto un mini esodo di tifosi. Ma soprattutto, da allora ad oggi, Ferrara è cambiata parecchio. Ha più certezze, duttilità e capacità di imporre il proprio gioco. Giocatori come Huff e Castelli sono cresciuti, sotto canestro il totem Benfatto ha spalle forti, mentre le certezze restano Ferri e Hasbrouck (che ha avuto una settima travagliata dal punto di vista fisico e non sarà al cento per cento oggi); il tutto condito dal talento esuberante di Amici. Treviso ha nel sistema di gioco la sua forza, nonostante giocatori come Powell e Williams (quasi 30 punti di media in due) siano difficili da fermare per forza e doti tecniche. Italiani esperti come Rinaldi e Pinton e giovani interessanti come Negri, Fantinelli e Fabi fanno della squadra allenata dall’esperto Stefano Pillastrini una vera corazzata.
«Vado controcorrente, ma la chiave della partita potrebbe essere il metro arbitrale - sottolineava ieri il ds Andrea Pulidori -; se verranno tollerati contatti al limite, molto energici, è favorita Treviso. Se invece si potrà giocare un basket più “pulito” potremmo dire la nostra. In ogni caso, se per Treviso la forza è il sistema di gioco, noi possiamo contare su maggiori possibilità. Ovviamente nei duelli individuali siamo inferiori fisicamente, ma tecnicamente possiamo giocare la nostra partita, così come se riusciremo a correre in campo aperto e non accettare i loro ritmi più bassi potremmo pensare di fare risultato. Ovvio che se invece subiamo troppo il loro gioco o la loro forza sotto canestro, diventa tutto più difficile».
Mauro Cavina
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