La Nuova Ferrara

Sport

Silver bullet, la Mobyt non spreca

di Marco Nagliati
Silver bullet, la Mobyt non spreca

Basket A2. Stesa la capolista Treviso. Un solo colpo in canna: Hasbrouck lo azzecca

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Finisce con la giocata decisiva della superstar. Che fa apparire semplici anche cose che, invero, tanto agevoli non sono. La Mobyt domenica ha sorpassato la sontuosa, ma elettrica, capolista Treviso a dieci secondi dalla fine con un cesto segnato ventre a terra da Kenny Hasbrouck. Dentro quella zampata decisiva, tutta l’essenza ferrarese. Perché nasce da una difesa eccellente che costringe la De’ Longhi a forzare la tripla con Negri; perché la “stella” si butta a corpo morto su quel pallone che rimbalza per qualche attimo senza padrone. Pertché “KennyHaz” attraversa il campo e mette il punto esclamativo sul coast to coast con un appoggio che non è esattamente comodo. In un misto tra tripudio, sollievo e “punti vita” guadagnati, in un Pala Hilton Pharma quasi esaurito, la Mobyt mette benzina nel serbatoio delle ambizioni. Il sabato tutte le rivali dirette per i playoff vincono, l’indomani Ferrara riponde. Ed aveva l’ostacolo più duro. Adesso, sulla carta, la storia cambia un po’. Attraversata “cima Treviso”, la pattuglia estense deve affrontare due rivali appagate: Legnano e Latina. Ora saranno gli altri a togliersi punti negli scontri diretti: Recanati-Treviglio domenica prossima, Reggio Calabria-Ravenna tra due settimane.

E se domenica è stato il “solito” Hasbrouck a mettere l’acuto finale da solista, la vettura lanciata in uscita dall’ultima curva l’hanno messa in tanti altri. Il pallido Troy Huff, ad esempio. Rosolato a fuoco lento da Fabi per gran parte del duello, l’americanino nel finale ne ha azzeccate due decisive. Inserito al posto di uno splendido ma spompato Castelli, Huff ha ripagato il coraggio di coach Martelossi. Che mette Amici sul pivottone Powell (scelta azzeccata in pieno): quel che Ale un po’ disfa in avanti, costruisce dietro. E, appunto, the Hammer schiera Huff nei minuti focali. Ebbene Troy, sempre così tenero in retroguardia, ruba palla al troppo sicuro di sé Fabi, la rincorre, la gioca di sponda con un arbitro e schiaccia. Ferrara a “-3”. E a 1’57” su tiraccio fuori ritmo di Amici, mentre tutta Treviso artiglia Benfatto, Huff sbuca dal lato debole e appoggia il canestro del “-1”. Quel 70-71 che Hasbrouck trasformerà in ribaltone.

È stata una partita emozionante e colorata da tifoserie eccezionali. Sky e il basket possono ringraziare per questa vetrina. Globalmente la partita l’ha fatta Treviso, producendo una migliore qualità di gioco. Ma non l’ha chiusa. Per due motivi: un eccesso di nervosismo, in primis. Abituata a giocare di fisico, la De’ Longhi stavolta ha trovato un meritevole arbitraggio che non ha permesso contatti extra size. Giusto o sbagliato che sia, la direzione è stata coerente (e non sempre accade) dall’inizio alla fine: Treviso non l’ha capito e non s’è adeguata. Secondo motivo: l’encomiabile tenacia della Mobyt. Sapevano, i ragazzi estensi, che avrebbero avuto pochi spazi di gioco. Che avrebbero dovuto soffrire e non farsi staccare. Sperare di arrivare nei minuti finali con la possibilità di avere un solo colpo in canna. È accaduto e il colpo non è stato sprecato. Una silver bullet che vale altre due settimane di sogno.

I ringraziamenti vanno a tanti. Benfatto in primis: il totem è stato soffocato, triplicato, guardato a vista. Non ha perso concentrazione, estraendo anzi dal cilindro un paio di tiri ad alto coefficiente di difficoltà dai quattro metri tutto in angolo. Di super Castelli s’è detto: francescano in difesa su Powell, illuminante in avanti. Nel secondo e terzo quarto le sue triple sono state le uniche armi offensive. E Amici? Prestazione orribile fino all’intervallo, poi ha dato la scossa che serviva a tutta la Mobyt: missili e un paio di colpi nell’area affollata. Alla fine, energia pura dietro. Su tutti la regia di Ferri, che ha camminato sui carboni ardenti rincorrendo Fantinelli. Però il capitano non ha mai perso le redini del tutto. Con questa acquisita abitudine a soffrire (figlia dell’autostima), Ferrara può continuare a guardare alla luna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google