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L’addio del vicepresidente calderoni

«Adesso a Comacchio devono muoversi tutti per salvare il calcio»

COMACCHIO. «Il futuro del Comacchio Lidi? Se non si muove qualcuno in fretta dubito che il prossimo anno ci sia ancora una società di calcio a Comacchio». A lanciare l’allarme è il vicepresidente...

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COMACCHIO. «Il futuro del Comacchio Lidi? Se non si muove qualcuno in fretta dubito che il prossimo anno ci sia ancora una società di calcio a Comacchio».

A lanciare l’allarme è il vicepresidente Bruno Calderoni, che di fatto ha annunciato il suo addio al club rossoblù.

«Ormai l’unico a entrare in tasca sono io - racconta -; non mi sono rovinato e non sono povero, ma ci siamo ritrovati in una situazione in cui ha dato solo chi ha potuto e le possibilità erano poche. Ma qui intorno non siamo gli unici messi così, nel senso che pure nelle realtà minori come San Giuseppe, Vaccolino ed Estensi Spina il giochino calcio sta finendo. Mi hanno proposto di prendere in gestione il San Giuseppe, ma il punto è che non conta avere quattro squadre in pochi chilometri, bensì coalizzarsi per raggruppare il già scarso volontariato, tagliando ogni campanilismo».

Insomma, proprio deciso ad abbandonare...

«Assolutamente, e sarebbe ora che a Comacchio si guardassero tutti in giro, a partire da sindaco e assessore allo sport. È giunto il momento di riunire tutte le società della zona, parlare francamente e spiegare che il calcio a Comacchio non deve morire, così da unire tutti per sanare le cose ed incrementare il settore giovanile. Basti pensare che oggi l’Ider Carli fra allenamenti e gare ospita talmente tante squadre che è una risaia. Ma ho l’impressione che qui il calcio sia considerato figlio di un Dio minore: c’è qualcuno che rimette soldi e tempo, ma alla maggior parte della gente non interessa. Nell’ultimo match casalingo con il Russi c’erano 100 spettatori, quasi tutti ravennati. Sono nato in piazza Ariostea a Ferrara e mio figlio gioca nel Ravenna: perché devo prendermi questi mal di pancia?».

Quanto incide la pesante sanzione dell’Agenzia delle Entrate al Comacchio Lidi?

«Pesa certo, anche se ritengo che in una società sportiva non si possano pagare gli errori delle precedenti gestioni. E in ogni caso avrei comunque fatto questo ragionamento: noi un mese fa alla squadra abbiamo detto che avremmo blocco i rimborsi a causa della sanzione, quindi chi voleva lasciare era libero di farlo. Ora giriamo gli incassi direttamente ai ragazzi. Alla fine - chiude Calderoni - non tutti i mali vengono per nuocere: sarà l’unico anno che il Comacchio Lidi chiude senza pendenze».

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