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Centese, futuro tra Mezzolara e Terza categoria

Centese, futuro tra Mezzolara e Terza categoria

Il team bolognese di D interessato a subentrare Ma si parla anche dell’intervento della Sporting

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FERRARA. Sarà un anno molto particolare, il prossimo. A Cento si sta già parlando di quello che potrebbe succedere. Ufficialmente nessuno si espone, ma ci sono due ipotesi, una più suggestiva dell’altra. Quella che farebbe più contenti i tifosi è senza dubbio la pista che porterebbe il Mezzolara, squadra che milita in serie D, a rilevare società e stadio della Centese. La cosa avrebbe dell’incredibile. Insomma, biancazzurri retrocessi in Promozione sul campo e che invece, come sostengono addetti ai lavori, in particolare alcuni procuratori, potrebbe ritrovarsi in serie D.

Piazza appetibile

Tutto partirebbe dalla volontà in primis del direttore sportivo del Mezzolara, Massimiliano Calzolari che, non ufficialmente, avrebbe preso i contatti per prendere marchio e impianto sportivo della Centese. Anche perché la piazza è appetibile, ha un grande pubblico ed un’ottima cornice di tifosi. E poi diciamocelo, a Cento c’è voglia di grande calcio. Non si spiegherebbe altrimenti il seguito di tifosi nonostante le note vicissitudini con la squadra ultima a due giornate dal termine del campionato di Eccellenza girone B. Invece, in questo modo, Mezzolara che ha sempre avuto i mezzi, ma non una grande piazza, colmerebbe il gap.

Seconda strada

L’altra ipotesi farebbe invece ripartire la Centese ancora una volta dalla Terza categoria. Sarebbe la terza volta in poco più di un decennio, non un bel sintomo. Praticamente, si farebbe piazza pulita di quanto avvenuto ad oggi e si ripartirebbe con una società di puro settore giovanile a cui manca la prima squadra. Ed ecco allora che si parla di Sporting Centese, gloriosa società biancazzurra che ha fatto benissimo con i ragazzini e che ha bisogno di uno sbocco naturale per la loro crescita. L’occasione propizia è questo momento di difficoltà, per poi ripartire con fondamenta sicure. Già perché oggi il calcio si fa col “localismo”, giocatori fatti in casa, volontariato e bassi costi. Altrimenti il rischio è di dover cominciare sempre daccapo. Che fine farebbe l’attuale società? Difficile a dirsi. Volendo, potrebbe ripartire dalla Promozione il prossimo anno, i diritti ce li ha, ma non li può trasferire ad una società con una matricola nuova di zecca, questo no. Il presidente Matera, il diesse Volta e tutto lo staff tecnico intanto tengono duro per terminare la stagione e cercare di onorare l’impegno almeno sino a maggio. Poi si vedrà, ma come detto qualcosa si muove.

Polemica in laguna

Intanto, anche in relazione all’ultima risposta del sindaco lagunare Marco Fabbri si è tutt’altro che sopita la polemica. Il vicepresidente (dimissionario) del Comacchio Lidi, Bruno Calderoni si limita a dichiarare: «Non ho altro da aggiungere, le frasi del sindaco si commentano da sole. Nei miei interventi non ho fatto alcun riferimento alla multa inflitta alla precedente gestione del Comacchio Lidi, parlavo semplicemente di problemi generali del calcio a Comacchio».

Ben più dure, invece, le parole di Paolo Rossi, presidente dell’Estensi Spina, da tempo impegnato per cercare di salvaguardare un calcio comacchiese sempre più in crisi. Tanto è vero che sia la società del Lido che il San Giuseppe sono seriamente intenzionate ad abbandonare l’attività, come trapelato anche dall’intervista dei giorni scorsi di Mauro Stella, presidente dei “fontanari”, a sua volta dimissionario.

«Sono pienamente d’accordo con il sindaco - commenta in modo ironico Rossi -, bisogna puntare sui giovani. Ma c’è una cosa che non capisco: quando diventano adulti dove vanno a giocare se non ci sono più società? Ormai far calcio è sempre più difficile: dobbiamo pensare prima di tutto al nostro lavoro, sempre più a rischio, ed alle nostre famiglie, poi vengono le questioni sportive. Capisco che il Comune non possa pagare le multe inflitte dall’Agenzia delle Entrate ad alcuni dirigenti (caso Comacchio Lidi, ndr), ma non tutti sono nella stessa situazione. Sia noi che il San Giuseppe non abbiamo pendenze, eppure in questi giorni andremo a chiudere i rispettivi conti correnti in banca, sinonimo di cessata attività. Non so cosa farà il Vaccolino, però non credo stia tanto meglio di noi e la situazione del Comacchio Lidi è nota a tutti. In questi giorni aspetto un incontro proprio con il sindaco Fabbri, ma ormai da tempo abbiamo lamentato le tante, troppe, difficoltà che attanagliano il calcio e nessuno in Comune ha risposto al nostro grido d’allarme».

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