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Trieste-Mobyt, il duello speciale nel segno di Zorro

di Marco Nagliati
Trieste-Mobyt, il duello speciale nel segno di Zorro

Basket. Zarotti ha giocato coi giuliani e vive in Friuli. Ma ha vinto anche a Ferrara Giovedì faccia a faccia tra le squadre del cuore del pivot che ha creato Bora Nera

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FERRARA. Si chiama Fabrizio. Ed è sempre stato un guerriero. Di quelli generosi, vicini alla gente. Non a caso, per il popolo dei canestri, è “Zorro”. Una roccia di pivot. Poco fioretto, tanta clava. Manciate di saggia esperienza. Un uomo spogliatoio. Triestino, con l’acqua fedele compagna di vita. Ferrarese, perché nella stagione 1990/91 Zarotti (questo il cognome) ha fatto parte dei “bostoniani”. Quel gruppo che fece proprio il “pride” dei Celtics e vinse un campionato entrato nella leggenda. Una promozione in A2 voluta oltre le forze, dacchè a metà stagione si ruppero entrambi i lunghi (proprio Zorro e Guzzone). Eppure nessun arretramento. Eppure vittoria playoff piegando Cagliari alla terza partita. «Mi saltarono crociato, collaterali e menischi (nel match di Rimini; ndr) - dice Fabrizio -, rientrai a tempo record: meno di tre mesi. Ci tenevo troppo a quella maglia». Era il biancoverde del presidente Scopa e del ds Ferri; di coach Perazzetti. Del play Magri e di una fantastica banda: Coppo, Binotto, Ansaloni, Manzin, Gurtner...

Beh, giovedì si gioca un primo round playoff che vale la Serie A. Trieste (dove Fabrizio ha giocato e vive) e la Mobyt. Chiamale emozioni. «Intanto mi fa molto piacere che Trieste abbia guadagnato la post season - esclama Zarotti -; nelle ultime partite si sono risollevati, rimontando in classifica con un colpo di coda entusiasmante. In città c’è molta attesa e la squadra è nel cuore dei tifosi. Del resto, Trieste vive di pallacanestro e ne capisce. Sia Ferrara che Trieste sono formazioni tradizionalmente molto combattive. Come ai miei tempi si preannuncia una grande sfida».

Giuliani reduci dal settimo posto in Gold, estensi secondi in Silver. «Trieste ha due punti di forza - spiega Fabrizio -: un grande gruppo, in primis. Si percepisce da fuori che sono amici. È un qualcosa in più. Secondo: è formazione molto grintosa». Terzo: ha due talenti assoluti... «Sì, il giovane Stefano Tonut, figlio d’arte del mio amico Alberto, è giocatore superlativo. Da quanto visto, lo metto su un livello superiore: ha preso il talento del papà aggiungendo determinazione agonistica. L’altro punto di forza è ovviamente Holloway».

La rivale è Ferrara... «Lasciate perdere, che ho un sacco di bellissimi ricordi. Quella promozione fu sofferta, per questo mi ha dato ancora più gusto. Ho avuto un legame strettissimo con la città, i dirigenti ed i compagni di squadra. Un anno bello davvero. E ritrovarla in alto è piacevole».

Zarotti adesso fa l’imprenditore, aggredendo la vita con spavalderia ed impegno. Come sul parquet. Ha unito viaggi-avventura-mare («per me questa è la vita») in una linea di abbigliamento tutta sua. Crea i disegni, sceglie i tessuti. Cura la produzione. Le vendite. Le fabbriche usate da Armani sono le sue. Il marchio è “Bora Nera”: «Trieste è famosa per la bora - dice Zarottti -; quella impetuosa si chiama “scura” o “nera”. Quando ho smesso di giocare sapevo cos’era il vero lavoro. Ho aperto un negozio di outlet, poi due, poi tre. Infine mi sono messo a fabbricare i capi che vendevo. Ho creato il marchio, iniziato la produzione. Ogni nome dei miei vestiti ha una storia». Con una goccia di basket numero 15, la sua canotta.

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