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il pivot chiude per infortunio

Benfatto, un destino beffardo «Alla sfida tenevo da morire»

Benfatto, un destino beffardo «Alla sfida tenevo da morire»

FERRARA. A volte, il destino è proprio crudele. Appena arrivato all’ombra del Castello Estense, Michele Benfatto aspettava di giocare nuovamente contro Trieste che non aveva lasciato benissimo....

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FERRARA. A volte, il destino è proprio crudele. Appena arrivato all’ombra del Castello Estense, Michele Benfatto aspettava di giocare nuovamente contro Trieste che non aveva lasciato benissimo. Invece, il crack. L’infortunio muscolare alla prima azione d’attacco biancazzurra di gara 1. Ieri, ad ora di pranzo, la conferma di ciò che avevamo già scritto a caldo. “I primi esami diagnostici ai quali Michele Benfatto è stato sottoposto questa mattina (ieri; ndr) presso la struttura dell’Ospedale privato accreditato Quisisana - si legge nella nota stampa - hanno evidenziato una lesione muscolo-tendinea all’inserzione pubica della coscia destra. Si attendono i risultati di ulteriori accertamenti per valutare il miglior percorso terapeutico”. Che tradotto significa per il totem biancazzurro playoff finiti. Una tegola che non ci voleva.

Ieri pomeriggio, per Benfatto, sentimenti contrastanti. «Poteva andare meglio - racconta -, allo stesso tempo sono contento che siamo riusciti a portarla a casa: siamo stati bravissimi». Coach Martelossi ed i compagni le hanno dedicato il successo: bellissimo l’ abbraccio con Amici. «Ormai siamo diventati una famiglia, appena mi sono fatto male ho capito che la mia assenza sarebbe stata da sprone per i miei compagni. Aspettavo questa gara dal primo giorno che sono arrivato a Ferrara. A Ferri avevo detto che non vedevo l’ora di rigiocare contro Trieste. Ci tenevo da morire, doveva andare così evidentemente. C’è poco da fare».

«A Trieste abbiamo fatto noi la gara. Sempre. A “-6” abbiamo messo a segno due bombe, unite ad una buona difesa. Ci meritavamo il successo. Adesso dobbiamo chiudere la serie». Parliamo dell’infortunio? «Sono andato a rimbalzo, palla lunga a Hasbrouck che tira, io faccio una rincorsa per andare in tap in, la palla stava andando fuori: vado per prenderla, guardo per terra e vedo che ci sono coriandoli, anche se non sono scivolato su quelli. Avevo paura di scivolare: ho appoggiato il piede in maniera strana, ho fatto un movimento brusco con l’altra gamba ed ho sentito subito tirare forte». (l.m.)

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