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Un urlo da playoff La Mobyt è lanciata

di Marco Nagliati
Un urlo da playoff La Mobyt è lanciata

Basket A2. Espugnato il PalaTrieste, domani gara a Ferrara

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FERRARA. Un patto. Impastato nell’orgoglio e nell’amicizia. La Mobyt l’ha siglato un mesetto fa, nel pieno della battaglia per conquistare i playoff. Sguardo fisso sull’obiettivo. E questa intesa, figlia di cameratismo e voglia di stupire, s’è sublimata nell’ennesima vittoria di una meravigliosa cavalcata. Sedicesimo colpo centrato su venti bersagli. Non è stato uno sparo qualunque l’ultimo, esploso giovedì sera a Trieste. Era “Gara1” del primo turno playoff. Match gagliardo, tosto. Ferraresi avanti per oltre 30’, poi superati e barcollanti. Poteva essere il crollo, invece c’è stata la reazione. Amici ha rotto indugi e sparigliato schemi con canestri difficili e di puro istinto. Dalla tribuna si percepiva quanto i giocatori estensi fossero intimamente convinti di poter ribaltare il pronostico. Quanto non ne volessero sapere, ma sul serio, di chinare la testa. Un patto, appunto. «Sì, abbiamo fatto un patto con noi stessi - spiega coach Martelossi -; per fermarci è necessario che gli avversari si dimostrino davvero superiori». Trieste, in un PalaRubini caldo ed entusiasta, nel primo faccia a faccia non lo è stato. Domani, alle 18 al Pala Hilton Pharma, probabile che esprima una pallacanestro migliore. Ferrara deve aspettarselo. «Vero, dobbiamo partire con l’idea che loro giocheranno meglio» spiega pacato Martelossi.

E a Ferrara mancherà Benfatto, il pivot titolare. Sarebbe stato fondamentale per dare una mano ad arginare un satanasso qual è Holloway. Nella Giulia il giovin Pipitone è stato bravo, decisamente. Così come Casadei e Castelli hanno tenuto botta, ma... «ma nella singola gara l’handicap si può mascherare - sottolinea il tecnico dei biancazzurri -; alla lunga diventa più complicato. Comunque vedremo di fare qualcosa, abbiamo ancora qualche carta da giocarci». Indubbio, ad ogni modo, che senza Benfatto la Mobyt perde un pezzo portante del suo gioco; il riferimento in area. Il totem da servire spalle a canestro su cui gli avversari raddoppiano, lasciando così spazio agli esterni. Ne sa qualcosa Hasbrouck, al primo playoff della carriera. Ferocemente braccato da Prandin, non esattamente un fine dicitore. Kenny, il segno, l’ha lasciato ugualmente. In una gara tecnicamente non brillantissima. Martelossi sospira: «È da capire quanto ci sia anche di merito nostro, se loro hanno giocato meno bene del solito. Per la prossima partita vedremo di trovare alternative, qualche possibilità di infilarci nella pieghe del duello ci sono. Trieste è stata però sempre così anche in stagione regolare, vive di momenti alti e altri meno. È la migliore nei palloni recuperati, la peggiore nelle perse. In questo, inevitabilmente, vengono coinvolti anche gli avversari».

Ferrara domani ha il match ball, difficile credere però che senta su di sé una pressione maggiore rispetto alla serena determinazione con cui è salita a Trieste. «Non credo alla storia della pressione - sostiene con chiarezza Martelossi -: la nostra sarà quella di giocare in casa, la loro sapere che se perdono vanno a casa». Sic et simpliciter. Così e semplicemente.

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