Soffia la bora di Trieste La Mobyt va giù
I giuliani padroni del match: la serie in parità Ma Ferrara spreca tanto e si butta un po’ via
FERRARA. Le forze della restaurazione rimettono i playoff sul binario della parità. Dopo il colpo gobbo della Mobyt al PalaRubini, ieri Trieste ha sbancato il Pala Hilton Pharma. Un imperioso soffio di bora ha creato enormi fastidi agli estensi, sempre sotto. Dall’inizio alla fine. Eppure... Eppure in un duello apparentemente gestito e digerito da una sola formazione, ne sono uscite infinite sfaccettature. La più importante, che diventa segnale di incoraggiamento per “Gara 3” di giovedì sera: Trieste ha sfornato una prova di ben altro spessore e precisione al tiro rispetto al primo faccia a faccia, però non ha mai “ucciso” la sfida. Pur giocando con un livello di imprecisione altissimo, gli estensi sono rimasti in scia. Ad ogni curva. Su ogni sgommata. Anzi, a 2’37” dalla fine, Ferri ha spedito sul “palo” la tripla del “-2”; subito dopo Amici ha infranto sul “ferro” il paniere del “-3”. Come dire: il ribaltone e il 2-0 qualificazione era lì. Poi, dopo i due colpi che avrebbero finalmente dato la fiammata mancata per 38’, ecco i due tecnici che hanno scritto la parola fine: uno ad Amici e uno al vice coach Seravalli. Trieste ha vinto con merito, rimane la sensazione che la Mobyt si sia buttata un po’ via. Ospiti fisici e duri, contatti (soprattutto con esterni smazzolatori) al limite del wrestling. Gli arbitri l’hanno permesso. E se il livello di ruvido atletismo continuerà ad essere questo, chiaro che i vari Ferri-Huff-Hasbrouck saranno perennemente in difficoltà. Okay, fischietti inadeguati. Ma non solo da una parte, perché l’espulsione assurda di Candussi (doppio antisportivo) avvenuta al 19’ ha fornito una grande chance agli estensi. Insomma, al netto dell’emotività e del vedere rosso per una direzione che non rispetta la filosofia del gioco (i talenti andrebbero tutelati), ci sono altre spiegazioni per questo ko.
Il primo dato di fatto è lampante: Ferrara ha tirato con percentuali inaccettabili per sperare di battere una formazione dura come Trieste. La sfida s’è indirizzata subito dalla parte giuliana per questo: Trieste 4/5 da tre in 10’ (trascinata dal talento sfrontato di Tonut e Candussi), Mobyt 0/7 da tre e 0/4 dalla lunetta. Morale, gara con l’impronta ospite: 14-24 al 10’. Il prosieguo non è andato meglio, perché i biancazzurri hanno chiuso col 40% dal campo (7/23 da tre) e col 50% ai liberi (16/32). Si capisce che se sbagli 16 liberi e perdi di 7, ti complichi tanto la vita.
Altro aspetto: Huff su queste cime di intensità non dà neppure briciole. Ed Hasbrouck, malmenato, finisce per andare ai margini. Ieri, peraltro, neppure è stato eccelso in retroguardia. Trieste è rimasta avanti, nel secondo e terzo parziale, grazie ai cesti dei presunti carneadi che erano parsi fantasmi in “Gara1”: Mastrangelo (2/2 da tre), Marini (5 punti). E Prandin, che stavolta non ha solo spremuto ruvida marcatura ma ha segnato 12 punti vitali. Senza trascurare che la zona (2/3), ieri non pagato alla Mobyt gli stessi dividendi di giovedì sera. Senza Benfatto, i ferraresi però sotto hanno retto: bene Pipitone, pronti al sacrificio Casadei-Castelli-Amici. Ecco, Amici: il solo ad avere sempre il coraggio di provarci. Pur sbagliando. Trieste sempre sopra (32-44 al 20’, 52-63 al 30’). La Mobyt - pure lei - l’ha infine messa sulla difesa e su qualche cesto in transizione per restare in piedi. C’è riuscita. Sotto (57-69 al 35’), mai piegata. Con cuore e coraggio. Addirittura ha avuto la palla per regalarsi 2’ di puro fuoco, punto a punto. Non era serata di magie. Ma se Trieste, padrona però mai schiacciasassi, ha sofferto fino all’ultima goccia vuol dire che la Mobyt ha ancora energie mentali da spendere per “Gara 3”.
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