«La Pallacanestro Ferrara avrà un futuro certo»
Il presidente Bulgarelli ha chiuso un ciclo e garantisce: ne stiamo già aprendo un altro
FERRARA. Una tripla frontale di Casadei, a trentasette secondi dalla fine della partita, giovedì sera a Trieste ha chiuso la stagione della Mobyt. È stato il “trepunti” che ha timbrato il passivo estense sul “-10” (61-71), mentre i giuliani accedono alle semifinali per la Serie A al via oggi. Per Ferrara è stata una cavalcata esaltante, finita al terzo atto dei playoff. Impossibile chiedere di più. Senza Benfatto e con Castelli ed Amici celermente fuori gara per falli, l’atto di giovedì era segnato. I biancazzurri hanno retto 25’, poi si sono lentamente sgretolati. Senza giocatori e con un livello di fisicità leggermente inferiore: la Silver non è allenante in questo senso. Se poi gli arbitri ignorano lo spirito del gioco ed autorizzano le botte ai fuoriclasse (Prandin ha potuto tutto su Hasbrouck), impossibile uscire indenni dalla fortezza triestina. Non c’è rammarico nel commentare il “day after” estense, semmai si gira pagina. Si guarda avanti con la consapevolezza che un ciclo quadriennale è terminato. Ma c’è futuro in casa Pallacanestro Ferrara. Ieri lo ha annunciato a chiare lettere il presidente Fabio Bulgarelli. «La sopravvivenza della società non è in discussione».
Presidente, spieghi cosa ci si deve aspettare...
«Oggi è già domani. La stagione è finita da pochi giorni, ma io sto pensando al futuro da tempo. Per me abbiamo coronato un percorso: in un certo senso un ciclo è finito. In quattro anni, partiti dalla B, abbiamo riportato il basket ferrarese dove merita di stare: nella A2 unica. E abbiamo anche assaggiato i playoff per la Serie A: bilancio estremamente roseo».
E ora?
«Alle porte c’è un nuovo progetto: sarà un anno di grandi cambiamenti. Con una certezza: il proseguimento dell’attività è assolutamente certo. Un anno sicuro e probabilmente con maggiore solidità rispetto a quest’anno. Ma è possibile anche pensare addirittura ad un biennio. Siamo forti e robusti come e più di prima».
Spieghi il motivo di tanta sicurezza, in fondo avete perso lo sponsor Mobyt...
«Il nostro livello societario si sta adeguando al ranking delle prime di A2, categoria che abbiamo meritato sul campo. Nel giro di dieci giorni metteremo basi solide. Andare avanti è giusto e non ci sarà la telenovela della scorsa estate: il nostro titolo interessa ma rimane a Ferrara. Nessuna volontà di vendere, semmai l’intenzione è rafforzare il quadro dirigenziale».
D’accordo, i tifosi saranno comprensibilmente euforici. Lei quali scenari intravede?
«Sostanzialmente sono tre. Si definirà a breve. La prima ipotesi è che rimanga io da solo (difficile; ndr); la seconda che entri qualcuno in società con una quota (probabile e Maiarelli è attivissimo su questo fronte; ndr). La terza è che mi faccia da parte assumendo un ruolo marginale. In generale c’è da completare un percorso di valorizzazione societaria. Esiste uno zoccolo duro di persone che vogliono bene alla pallacanestro. Quale che sia lo scenario che si andrà a perfezionare, ribadisco comunque che l’attività proseguirà».
Capitolo main sponsor?
«Contatti ci sono, non posso negarlo. Anche per un secondo sponsor. Ci sono varie possibilità ed è una sorta di gioco ad incastri. Già adesso avremmo un budget dignitoso, però proviamo ad ampliarlo. Non voglio dilatare i tempi eccessivamente: la programmazione va fatta il prima possibile».
In fondo non partirete da zero. Martelossi ha il contratto, Amici pure. Ferri e Benfatto firmerebbero volentieri.
«In questo momento non voglio sbilanciarmi, proprio perché potrei anche non essere più al timone. Di certo lo staff potrebbe restare: Martelossi, Pulidori... Amici, certo. Hasbrouck è da vedere. Le fondamenta di squadra ci sono, basterebbero piccoli innesti per compiere un ulteriore passo in avanti. Ritengo si penserà ad un’altra tipologia di squadra (ovvero non un secondo esterno alla Huff, semmai un lungo alla Jennings; ndr). Sono convinto che Martelossi abbia svolto un ottimo lavoro e che da questo gruppo ha saputo tirare fuori il massimo».
Lei invece dovrà spremere il massimo da un mese di lavoro dietro le quinte.
«Diciamo che adesso iniziano i miei playoff. Arriviamo al rettilineo decisivo. Sono riuscito a portare i Colombarini a Ferrara, mettendo la Spal in mani forti. Personalmente non ho la stessa forza per gestire la Pallacanestro Ferrara, per questo è stato costruito un tessuto di imprenditori che possano garantire il futuro al nostro basket».
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