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E ora chiamatelo mister promozione

E ora chiamatelo mister promozione

«Sono a quota 4 e un’altra l’ho sfiorata. Ferrara? Mi piacerebbe»

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FERRARA. Promozione numero 4, la terza negli ultimi 4 anni. Andrea Vanini, portuense 36enne, lo avevamo rivisto a Ferrara da avversario, alzatore del Tuscania di coach Paolo Tofoli la scorsa stagione, poi conclusa con la vittoria nei play off. In A2 non è stato confermato, così si è trasferito a Spoleto, in B2. E ha vinto.

«Quella di quest’anno - racconta Andrea - forse è stata la promozione più aspettata, la squadra puntava a vincere ed era stato fatto tutto per centrare l’obiettivo. Quella più bella è stata l’anno scorso con il Tuscania: ci siamo trovati ai play off e li abbiamo vinti, da neopromossi, dalla B2 all’A2. La prima? Il primo anno lontano da Ferrara, a Reggio Emilia, dalla B2 alla B1. Poi c’è stata la quasi promozione in A1 con Bolzano: in gara 3 con Vibo abbiamo perso 3-2».

E Andrea non si vuole fermare qui: «Finchè il fisico regge, io vado avanti. Posso fare ancora molto bene, visto quello che c’è in giro...».

L’ultima esperienza ferrarese di Vanini è stata la stagione 2003-2004 con la Carife di coach Nino Beccari, poi basta: «Purtroppo è andata così, non so il perché, ma è andata così. Chiudere la carriera e Ferrara? Normale che mi piacerebbe, giocare per la propria città è sempre bello, ma la mia città non mi vuole. Sono stato benissimo ovunque, in città, al mare, in montagna: ma, per quanto sia stato bene, starei bene anche a casa mia. In giro mi chiedono sempre di andare per vincere».

Ora potrebbe voler vincere anche a Ferrara, se punterà al salto nella nascitura A3: «Il progetto A3 è molto avanti. Per fare una squadra che arrivi fra le prime quattro in B1 occorrono tante cose. I soldi non ci sono più, ma squadre che giocano bene, come nel Modenese, sì. Il bacino Ferrara-Ravenna potrebbe fare una buona squadra spendendo il giusto, non chissà quanto: ci vuole la volontà e non badare solo all’aspetto economico, ma anche alle motivazioni e a quanto i giocatori stanno bene assieme. Ci sono molti fattori: allenatore, direttore sportivo, organizzazione. Poi, anche la parte economica. Cosa faccio l’anno prossimo? Il contratto ce l’ho e le ambizioni qui non mancano. Poi, mai dire mai per il futuro».(s.a.)

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