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alessandro tofoli

«Sì, mi sento anche un po’ ferrarese»

«Sì, mi sento anche un po’ ferrarese»

In città nacque proprio 17 anni fa: ma non fate paragoni con papà

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FERRARA. «Sono ferrarese. Anche se a Ferrara ci sono stato due mesi, un po’ mi sento emiliano». Alessandro Tofoli proprio oggi compie 17 anni: l’8 maggio del 1998 vedeva la luce all’ospedale Sant’Anna, in corso Giovecca. “Colpa” di papà Paolo, che in quella stagione giocava con la maglia della Conad. Dunque, origini estensi per l’erede di cotanto campione.

«Chiamarsi Tofoli e giocare a pallavolo? Me lo chiedono spesso che effetto mi fa... Alla fine non mi pesa più di tanto. È bello, perché si è più in mostra, se mi chiamassi “pinco pallino” non avrei fatto questa intervista... È un bel cognome, è da due anni che l’ho anche sulla maglietta del Club Italia. A me non pesa, ma può essere difficile da portare, giocando nel suo stesso ruolo. Ho iniziato a giocare a pallavolo perché a casa si parla solo di quello: ho visto un sacco di partite, l’agitazione di mia madre e dei miei nonni quando papà giocava, ho passato serate a guardare gli aggiornamenti di televideo, quando non c’era internet. Fino alla seconda media ho giocato anche a basket, poi ho dovuto scegliere ed ero più bravo a pallavolo, così.... Dopo due anni sono stato chiamato al Club Italia e questo è stato il trampolino di lancio: mi alleno tutti i giorni con tecnici bravissimi, staff eccezionali... Sono al secondo anno e sono contento, stanno arrivando le soddisfazioni, anche questo argento recente (agli europei under 19 con l’Italia, guadagnando la qualificazione ai mondiali, ndr). Sono cresciuto, sia a livello tattico, sia tecnico».

Il confronto con papà Paolo, però, resta incombente: «Non aspiro ai livelli di mio padre, è stato un grandissimo giocatore, uno dei più forti alzatori al mondo. Posso solo prenderlo a esempio. Il mio sogno è la Nazionale A, come per tutti; più concretamente, in futuro vorrei potermi guadagnare da vivere giocando a pallavolo, poi quello che arriva in più, sarà un extra».

Il legame fra Alessandro e Ferrara, comunque, è vero: «Sono venuto tre anni fa, avevo chiesto ai miei genitori di poter vedere dove sono nato. Sono stati contenti di portarmi: ho visto l’ospedale dove sono nato, il centro, il Castello, il palazzetto dove giocava la Conad...».(s.a.)

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