Super Simo a 41 anni riconquista l’A1 «Una gioia immensa»
Dal palapalestre con Il Fè al trionfo playoff con Vicenza Per la Ghisellini un percorso lunghissimo e affascinante
FERRARA. “Nemo propheta in patria”, locuzione latina tratta dai Vangeli ed entrata nell’uso comune, per indicare che spesso le proprie fortune arrivano lontano dai luoghi d’origine. È il caso, forzando un po’ le cose, di alcuni pallavolisti di casa nostra, ferraresi nativi o acquisiti: tre storie che raccontiamo oggi, successi dal sapore estense raccolti ben al di fuori delle Mura.
Il più recente, dell’altra sera, è quello di Simona Ghisellini, natali appena di là dal Po («sono nata a Occhiobello, ma sono di Fiesso Umbertiano»), indimenticata palleggiatrice di casa nostra con la maglia de Il Fè (ma anche Cassana, Voghiera, Santa Maria Maddalena, Ariano Polesine). Alla guida delle vicentine di Obiettivo Risarcimento ha vinto i play off, conquistando la promozione in A1.
«Ho 41 anni suonati, zero ore di sonno alle spalle, ma sono contenta», esordisce super Simo. Che ricorda: «Sono arrivata a Ferrara a 15 anni e lì sono cresciuta, fino alla promozione in B1 con Loredano Rizzoni e poi al Fruvit con Pietro Pantaleoni. Ieri sera (mercoledì, ndr) dopo la promozione gli ho mandato subito un messaggio: mi sono rimasti nel cuore, devo a loro la mia crescita».
Ghisellini “highlander” del volley ferrarese: «Della mia generazione no, non gioca più nessuna. Fino all’anno scorso Ilaria Tovo, poi, causa lavoro e maternità, ha smesso. Io, invece, ho continuato: i momenti buoni della mia carriera, quando ero più giovane, non li ho sfruttati. Sono una ragazza semplice e timida: pensavo a lavoro e famiglia. La scelta di continuare a giocare è arrivata perché ho perso il lavoro e da lì ho scelto di fare solo sport, accettando anche di fare un po’ di strada, perché nelle vicinanze non c’era niente. È arrivata una proposta da Ariano Polesine per la B2, poi Padova, poi ho pensato di fermarmi per un intervento al ginocchio che mi aveva fatto passare una brutta annata, quindi mi hanno chiamata da Codognè in B1, poi sono approdata in A1 a Conegliano: ho fatto due anni lì, era già la realizzazione di un sogno. Non mi hanno confermata e sono andata a Verona, poi i diritti di Verona li ha acquisiti Vicenza, assieme al palleggiatore, e in 4 anni siamo passati dalla B1 all’A1, una promozione ogni due anni. Era difficile dire di no: ho avuto l’opportunità di fare quello che non avevo fatto prima».
Quando si arriva agli “anta”, però, non è facile: «Devi fare i conti con gli acciacchi: fai finta di non sentirli, perché la passione è così grande e ti fa vedere solo le cose belle di questo sport; poi il fatto di essere tenace, di non mollare mai mi ha aiutato. Inoltre, ho incontrato persone che mi hanno voluto bene, hanno creduto in me; ho un carattere solare e ho mantenuto i rapporti con le tifoserie, per loro un sorriso, una stretta di mano, sono cose grandi».
E l’anno prossimo vedremo super Simo in A1? La Ghisellini è cauta: «In cuor mio, non smetterei mai di giocare, anche se arriva il momento di dire di no. Con una promozione del genere, ti resta la voglia di vivere l’avventura che hai guadagnato. Però capisco che la società ha di fronte una giocatrice di una certa età. In ogni caso, resterò nella pallavolo: ho fatto tutti i cartellini, posso allenare anche in serie A, posso rimanere nello staff con qualsiasi ruolo. Fare il secondo alzatore? Ci metterei la firma! Non mi faccio illusioni: è già tanto quello che sono riuscita a realizzare, sono soddisfazioni immense. Oggi non dormo: ci sono i festeggiamenti con le ragazze, poi i giri per le scuole, perché quando sei a questi livelli hai impegni anche con il territorio».
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