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Polastri, un fischietto per amico

Polastri, un fischietto per amico

Dopo 20 anni l’arbitro chiude la carriera: «Le battaglie, i derby e il rispetto da parte di tutti»

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FERRARA. Un applauso ad Andrea Polastri, l’arbitro della sezione Aia di Ferrara che lunedì sera si è dimesso dopo 20 anni di carriera. Tanti complimenti per il nostro fischietto, che cessa l’attività per aiutare il settore giovanile del Bondeno Calcio, squadra del suo paese. Oggi ha 47 anni, quando ha iniziato ne aveva 28. Seconda e Terza categoria, giovani e una volta il guardalinee in Promozione, curriculum a livello provinciale che è di tutto rispetto. La sua ultima direzione è stata lo spareggio del 26 aprile tra Bosco e Codrea, un premio della sezione. Lunedì, in occasione della riunione arbitri in via Ortigara, Polastri ha consegnato il fischietto ai superiori. «Dopo due anni di proroga era arrivato il momento di smettere - dice Polastri -; un anno e mezzo fa avevo fatto il corso da osservatore, poi ho fatto il tutor continuando ad arbitrare. Adesso, avanti i giovani: io sono una persona da campo e non mi vedo nelle vesti di osservatore».

Nel 1995 la scelta di entrare nell’Aia.

«Ho fatto diversi spareggi, conosciuto tante persone e stretto grosse amicizie. Goro, Gorino, in generale nel Basso Ferrarese: sono i posti in cui ho trovato più calore umano e affetto, ma sono stato bene un po’ ovunque».

Tante esperienze e quasi tutte belle.

«Per me, che sono di Bondeno, il derby tra Nuova Aurora e Bondenese nel 2007 è stata una bella soddisfazione. Non ho avuto problemi con nessuna società, perché sono sempre stato disposto al dialogo. Battaglie sportive ne ho vissute tante. Mi ricordo Gorino-Codifiume per la vittoria del campionato di Seconda: 0–0. Codifiume promosso e Gorino che l’ha seguito vincendo gli spareggi. In quella partita ci furono tante espulsioni, ma non ci furono mai attimi di tensione».

Adesso la nuova avventura seguendo i ragazzini.

«Voglio dare una mano al mio paese. Quando ho iniziato ad arbitrare avevo appena vinto il campionato amatori con l’Autobondeno Ospitale nelle vesti di allenatore. Non ho il patentino, ma proverò a dare il mio contributo».

Il calcio cambia, a volte in peggio.

«Il ruolo dell’allenatore una volta era visto con rispetto, era un insegnante e maestro di vita. Adesso, spesso vedo poco rispetto dei giovani nei confronti del loro mister».

Fanno notizia gli arbitri di origine africana.

«Ne ho seguito uno come tutor, sono ragazzi splendidi con tanta voglia di apprendere. Sono anche molto rispettosi dei loro insegnanti».

Una battuta sui presidenti di sezione.

«Sono partito con Manzoli che era molto severo e amava la disciplina; Malavasi era come un padre; Montanari ha messo tutti sullo stesso livello; Spada era un amico; Droghetti mi ha premiato con la direzione dello spareggio. A tutti sono grato per l’aiuto che mi hanno dato».

Corrado Magnoni

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