«Ve l’avevo detto» Coach Martelossi e l’anno di Ferrara
L’analisi del tecnico sulla stagione. Ripercorrendo i passaggi salienti: ed era tutto previsto
FERRARA. Dopo la notte triestina di “Gara 3”, Alberto Martelossi non aveva più parlato ufficialmente. Al Pala Hilton Pharma, ieri, ha incontrato la stampa per il bilancio di chiusura dell’annata Pallacanestro Ferrara. «In questi mesi mi sono portato dietro molte emozioni - le parole del coach -: desidero ringraziare i giocatori, che sono stati i primattori- Hanno disputato una stagione che si commenta da sé: di giorno in giorno è cresciuta la convinzione, un marchio che deve restare. L’esperienza è stata grande anche durante i playoff, che non sono stati positivi al 100%». Ecco, i play off... «Sono convinto che eravamo la compagine di Silver maggiormente indicata a passare il turno. Resta il rammarico dell’infortunio a Benfatto, come del resto di alcune nostre inesperienze, che devono essere utili per il futuro. Bisogna rendere merito a chi ha costruito questa squadra, che aveva dei valori e degli aspetti tecnici interessanti. Dal mio approdo, le teste dei giocatori sono cambiate repentinamente, con un lavoro più a lunga scadenza».
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Circa mezz’ora di parole a getto per Martelossi. «Grazie a chi ci ha seguito. Ho diviso in tre settori la stagione, riassumibili con la frase “io ve l’avevo detto”. A dicembre 2014 dissi che ero ritornato in un ambiente importante e motivante e l’idea era di riprendere un certo filo del discorso interrotto. Questa era una squadra ben disegnata, ed è stato dimostrato. La struttura era valida: plauso a Furlani e Pulidori che l’anno costruita». Il secondo punto? «Riguarda i playoff, che ci lasciano un filo di rammarico. Il mio “ve l’avevo detto” riguarda noi, che dovevamo essere ancora più cattivi di quanto siamo stati: la durezza fisica e mentale che ho visto in Trieste è la chiave per vincere».
Ecco la terza e ultima considerazione che fa “Martello”. «Durante la stagione, dopo aver conosciuto la squadra, avevo proposto delle situazioni per migliorarla. A maggior ragione adesso ho la convinzione che, facendo aggiustamenti, potevamo giocarci la semifinale dei playoff; facendo bene, perché c’era fame. Merito dei giocatori che sono arrivati dove sono arrivati: annata interessante, propositiva, di crescita sotto tutti i punti di vista».
«I tifosi sono stati importanti. Siamo cresciuti di pari passo e bisogna che facciamo in modo che sia una situazione duratura e non in base a qualche vittoria in più o in meno». Guarda avanti, Martelossi: «La nuova squadra dovrà avere entusiasmo e l’idea di stare assieme. Fondamentale sarà l’aspetto umano; un plauso ai miei giocatori per come hanno lavorato, ancor di più in una situazione dove c’era un giocatore, Huff, che era in estrema difficoltà. Così, il risultato finale è ancor più valorizzato». Castelli e Pipitone sono cresciuti molto. «L’asse Ferri-Benfatto si è traslato nella giusta maniera. Hasbrouck, globalmente, è il miglior americano che ho allenato. Pipitone ha sfruttato l’infortunio a Benfatto per dimostrarsi molto concreto, anche se il simbolo della situazione della squadra è Castelli: ha giocato frenato per molto tempo, prima di diventare un protagonista. Era cupo ed ha finito col sorriso. E non dimentico Amici, Bottioni e Casadei, Ghirelli e gli altri giovani. Grazie al mio staff. Auguro la miglior soluzione per la società». Alberto Seravalli ha poi sottolineato la forza della squadra per superare i momenti delicati.
Lorenzo Montanari
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