Euforia Juve e Allegri pensa già al Barça
Il tecnico: «In 90’ può succedere di tutto. La conquista della finale di Champions è una storia da raccontare ai figli»
TORINO. La Juve in festa per la finale di Champions riconquistata 12 anni dopo Manchester si legge anche nella gioia controllata di Allegri e Morata, due tra i grandi artefici della scalata bianconera all'Europa. L’atteggiamento del tecnico livornese è questione di stile, nel caso del giovane attaccante c’è un motivo affettivo: il dolore dato, con il gol-partita al Bernabeu, alla sua ex squadra e ai tifosi che non l’hanno dimenticato. Per usare le parole di un sottotitolo del quotidiano sportivo spagnolo Marca: «il peggior incubo possibile: eliminati da un gol dell’ex madridista Morata». Ma Alvaro potrà “risarcire” il Real dando un dispiacere in finale al Barcellona. «In quel caso certo che esulterò, eccome», ha sorriso, rispondendo quando era ormai notte alle ultime domande dei cronisti al Bernabeu. L’esplosione di Morata, al fianco di quel micidiale attaccante che resta Tevez, è stata determinante nelle partite sulla carta più difficili della Champions: è stato puntuale con il gol e protagonista in 4 partite su 4, tra Borussia e Real. «Il Barcellona è fortissimo - dice l'attaccante - ma se sapremo conservare l'umiltà ed impegnarci ancora nel lavoro quotidiano, possiamo farcela, anche a Berlino. D’altronde, fino a pochi giorni fa eliminare il Real sembrava un’impresa incredibile, e pochi avrebbero scommesso sulla Juve dopo i 13 tiri nel primo tempo del Real. Invece in finale ci siamo andati noi, disputando una grande partita». Allegri guarda avanti, alla finale di Coppa Italia, da vincere pure quella, ma pure indietro: gli straordinari risultati di questa stagione sono anche frutto di quello che ha seminato il suo predecessore Conte e del lavoro della squadra nel triennio: «Alla storia passeranno la società, i calciatori e gli allenatori di questi ultimi 4 anni. È una storia da raccontare ai nostri figli quando saremo vecchi». Partendo dal primo capitolo: i fischi e gli insulti quando Allegri è arrivato per la prima volta a Vinovo. E poi lo scetticismo, sparito del tutto solo quando la Juve ha vinto lo scudetto e messo il piede nei quarti di Champions. L'Europa ritrovata dai bianconeri è uno spot per il calcio italiano: «Non è da buttare, anzi. - osserva - Spesso siamo noi a farci problemi, con critiche eccessive». C'è modo di fare cantare di nuovo l'inno di Mameli all'Olympiastadion: «Battere il Barcellona? In una partita secca - risponde Allegri - può succedere di tutto, fra un mese vedremo chi è nel migliore stato di forma».
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