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Roveri, un Ulisse che non si ferma mai

"I miei compagni di viaggio sono gambe, acqua, scarpe e aria"

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Sabato 23 maggio, l'Atletica Corriferrara sarà al via di una delle gare più dure del panorama podistico internazionale: Andrea Roveri, infatti, parteciperà alla “9 colli running”. Una competizione di 202,4 km con 3200 mt abbondanti di dislivello fra le colline romagnole con partenza e arrivo a Cesenatico. Già solo l'iscriversi a questa gara è un atto di coraggio, bisogna essere poi estremamente dotati e preparati per affrontare i 202 km con 9 colli dove “buttare” l'anima. Portarla a termine richiede abnegazione, tenacia, intelligenza tattica, oculata gestione delle risorse energetiche e un’alta capacità di sopportazione della sofferenza. «La “9 colli running” è un volo di agonismo estremo - dice Roveri -. Una corsa fisicamente impegnativa, ma è anche uno stile di vita: un pensiero che corre dentro di te».
Quali le sue aspettative?
«Armonizzare la mia esperienza con il lavoro fatto finora per poter ottenere un risultato. Che mi auguro ottimo; per poter poi pensare ad un’ulteriore sfida con me stesso».
Come l'ha preparata?
«Sei mesi di duro allenamento, di strada sulle gambe, di fatica, ritmo, dieta, solitudine. Come Ulisse che si prepara per il suo viaggio. Ma i miei compagni sono gambe, acqua, scarpe e aria».
Quali sono i pensieri che l’aiutano ad andare avanti dopo tante ore di gara?
«Dopo un po’ che corri le gambe vanno avanti da sole, come per inerzia. Inizia la lotta con il gigante che è in me, che vorrebbe arrestare la mia corsa: vorrebbe farmi ragionare e mi ricorda che può essere tutto inutile. E allora io rispondo come un boxeur nel ring: non ci si può fermare, la corsa va finita».
Quali consigli si sente di dare a chi si vuole avvicinare al mondo delle ultramaratone?
«Lentezza: non si diventa ultra-maratoneti a 20 anni, serve tempo. Leggerezza: il traguardo lo si raggiunge con la gioia di un bambino. Chiarezza: gli obiettivi devono essere sempre presenti. Equilibrio: solo con l’equilibrio che è proprio della maturità si affronta un percorso così fisicamente e psicologicamente debilitante».

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