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Kaos, un sogno chiamato scudetto

Kaos, un sogno chiamato scudetto

Calcio a 5 Serie A. I neri hanno raggiunto un traguardo storico. Ora la finale con Pescara: «Sbagliare il meno possibile»

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FERRARA. La città sogna uno scudetto e già questo è motivo di enorme gioia. E’ con il calcio a 5 che lo sport estense sale ai vertici nazionali, proprio nella stagione in cui anche calcio e basket hanno fatto divertire, soprattutto nel finale. Ma il Kaos Futsal ha ancora tanto da raccontare, perché da giovedì sera si giocherà il titolo di campione d’Italia con Pescara in una serie che definire imperdibile è a dir poco riduttivo. Dopo l’impresa di San Martino di Lupari, quindi, è giusto avvicinarsi ancor di più al giovane club di Marco Calzolari, che con pazienza, serietà, ma soprattutto passione ha saputo far nascere un nuovo orgoglio sportivo in città ad appena due anni dal trasloco da Bologna, portando una ventata di freschezza di cui si sentiva il bisogno.

Onore al patron, quindi, ma anche a mister Leopoldo Capurso, trapiantato dalla sua Puglia nella nebbiosa Pianura Padana insieme all’inseparabile cappellino con visiera proprio per costruire un progetto vincente; dopo tre anni i frutti raccolti sono sotto gli occhi di tutti, anche di chi, fino a questo momento, ha preferito guardare altrove senza rendersi conto che il futsal non è solo un hobby ma anche una disciplina che può regalare emozioni indescrivibili. Per Capurso, come per molti giocatori in rosa, sarà la prima finale in carriera ed è impossibile riassumere con le parole le sensazioni che hanno caratterizzato il post Gara 3 con la Luparense: «Siamo felici, felicissimi - ha detto Capurso visibilmente commosso -. E’ un traguardo storico che ho l’obbligo di condividere con questa grande famiglia che è il Kaos Futsal. Devo ringraziare il patron e il presidente Barbi per aver creduto in me e per avermi permesso di costruire questa squadra. Dedico tutto questo a mia moglie e alle mie figlie, che mi stanno sempre accanto anche nei momenti più difficili».

Adesso la testa vola subito a Pescara: «In finale può succedere di tutto. Credo che sarà una serie equilibrata, li abbiamo affrontati già tre volte quest’anno, vincendo entrambe le volte in campionato ma perdendo malamente in Coppa Italia. Dovremo essere bravi a sbagliare il meno possibile». In panchina per tutta la serie con la Luparense al fianco della sua squadra, Marco Calzolari ha sfogato tutta la sua gioia per il raggiungimento della finale in una corsa liberatoria verso i propri tifosi dopo il 5-3 rifilato alla Luparense: «Prima eliminiamo Asti, poi i campioni d’Italia in carica, che dire? Abbiamo disputato una partita attenta, dimostrando a tutti che nei momenti che contano sappiamo come uscire a testa alta. A questo punto mi auguro che con Pescara si arrivi a Gara 5 (ride; ndr). Battute a parte, andremo ad affrontare un avversario in grande forma, ma noi non abbiamo paura di nulla. Le nostre forze sono lo spirito di gruppo e l’ampia rosa a disposizione: non è un caso che fisicamente, nonostante abbiamo già giocato sei partite in questi playoff, non siamo mai andati in difficoltà dal punto di vista atletico, al contrario della Luparense».

Poi è il momento del protagonista assoluto di questo storico momento: Kakà. Il suo poker ha dato il via alla festa e nello spogliatoio non si sono risparmiati cori che i suoi compagni hanno voluto dedicargli per la splendida prestazione: «Ma non sono solo io ad aver vinto, è l’intera squadra. Solo tre di noi avevano avuto l’opportunità di giocare una finale, mentre gli altri la sognavano da tempo e siamo felicissimi di averla raggiunta, con l’umiltà e la sofferenza prima o poi le soddisfazioni arrivano». Sulla partita: «Siamo stati bravi a sfruttare l’espulsione di Waltinho, in partite come queste serve giocare con la testa ma soprattutto con il cuore e quello a noi non manca di sicuro. I miei gol? Venivo da un periodo complicato, ma nessuno me l’ha mai fatto pesare. Sono contento di essermi svegliato nell’occasione più importante e ora spero di continuare così per poter dare altre gioie ai miei compagni e a chi mi sta vicino». Sogna Kaos, sogna, e continua a far sognare anche Ferrara.

Costantino Felisatti

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