Kaos, è diventato realtà il sogno di Calzolari
Calcio a 5, dalla prima vittoria con il Saletta fino alla serie A la storia del patron del club
Il sogno scudetto del Kaos ha un nome e cognome ben precisi: Marco Calzolari.
Diciamo la verità: quanti ascoltandolo una quindicina d’anni fa ai tempi del Saletta (sua prima squadra Figc) avrebbero creduto alle sue parole? Senza voler essere eccessivi nei paragoni, assomiglia un po’ a Berlusconi quando scelse Sacchi alla guida del Milan, anche se in quel caso i risultati arrivarono prima. Invece, Calzolari praticamente da solo ha portato avanti un’idea che da chimera si è via via trasformata in sogno, comunque realizzato a prescindere da come andrà la finale scudetto del suo Kaos contro Pescara.
Imprenditore (nel campo dell’abbigliamento, per l’appunto il marchio Kaos) bolognese di nascita ma ferrarese d’adozione, trasferitosi nella nostra città da alcuni decenni (abita in centro storico) se ne è presto innamorato. Così come si è innamorato del “calcetto” (ma guai a chiamare così questo sport, per i puristi si dice calcio a 5), prima da patron di una squadra amatoriale, poi facendo la lunga trafila delle categorie Figc, supportato da quei ragazzi che giocavano nella sua prima formazione. La passione di Marco è stata trasmessa ai figli, entrambi giocatori delle sue squadre.
Ma nei primi anni l’avventura non fu semplice: attraverso il suo primo bomber, Bardella, si accordò con il Saletta per l’affiliazione della squadra, che vinse il primo campionato di serie D organizzato nella nostra provincia dall’allora delegato Michele Zerbini (poi allenatore della squadra di Calzolari). Nell’estate 2003 cessa il rapporto con il Saletta, la società diventa Kaos e conquista subito la promozione in serie C1, massima categoria regionale. E qui ecco le prime difficoltà: contando solo su giocatori locali è difficile stare a certi livelli, il Kaos retrocede in C2. Ma Calzolari non ci sta, capisce che è troppo complesso arrivare in serie A così e acquista il titolo di Bologna, allora in serie B. La società viene suddivisa in due famiglie: il Kaos Futsal (presidente Barbi) è la prima squadra e le giovanili, il Kaos Ferrara (presidente Calzolari) fra serie C1 e C2 resiste diversi anni facendo giocare i giovani usciti dal vivaio e qualche “vecchia” stella estense.
Calzolari investe tanto nel Kaos: arrivano i ritiri estivi, i primi grandi stranieri e nel giro di pochi anni il doppio salto in serie A1. Ma ecco i primi problemi: il patron non vuole giocare a San Lazzaro, chiede ospitalità a Ferrara. Ci sono le prime partite al Boschetto, dove si trasferisce (sempre a spese sue) la seconda squadra e l’intero vivaio. Man mano crescono le ambizioni (e i risultati del Kaos, con l’Under 21 che conquista scudetto e Coppa Italia, imitata dalle altre giovanili dominatrici in regione), sale il tono della polemica fra Calzolari e amministrazione: finalmente dalla passata stagione il Kaos gioca al palasport, dando visibilità con le prime dirette tv e avendo sempre un forte seguito di pubblico. Nel frattempo il vivaio dei neri è cresciuto grazie al connubio con la New Team di Baroni. Un altro sogno realizzato da Calzolari, che ora a Kakà e compagni chiede quello più bello: lo scudetto.
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