La regina Simona alla sfida iridata
«Sarò pronta. E sabato a Ferrara mi sono caricata»
FERRARA. Non si è ancora spenta l’eco della “notte dei titoli”, la riunione di sabato sera al Pala Hilton Pharma che ha visto trionfare i pugili di casa. Marcello Matano ha respinto l’assalto alla sua corona intercontinentale Ibf dei superwelter, Damian Bruzzese si è ripreso quel titolo italiano dei massimi leggeri che ra già stato suo un anno addietro. Non solo gioie, però. I neo pro Mattia Musacchi e Marco Iuculano sono andati incontro a sconfitte. A bordo ring una compagna di palestra, un esempio, la prossima sfidante al titolo iridato Ibf supermosca: Simona Galassi. La romagnola, allieva di Alessandro Duran alla Padana, ci ha fatto visita in redazione, accompagnata dal suo maestro. E con lei ripercorriamo quella magica serata, con un occhio rivolto al match che l’attende.
Simona, iniziamo dai neo pro e dalle loro sconfitte, ragazzi con cui ti alleni quotidianamente...
«Mattia Musacchi mi ha fatto penare. Lo sappiamo tutti che è un grande talento, in palestra lo esprime sempre al meglio, ancora non ha raccolto quello che ci si aspetta da lui e lui da se stesso. Ha affrontato un avversario che pugilisticamente è la metà di lui, ma ha preso un colpo che gli ha fatto piegare le gambe e a quel punto è uscito dal match. Un po’ di sfortuna, forse un motivo più profondo, ancora non ha trovato la sua strada: deve ragionare. Quello di Marco Iuculano è stato un match più equilibrato, io l’avevo visto vincente. Dopo, quando è venuto a raccontarmi le sue impressioni, anche lui si sentiva vincitore. Mi è dispiaciuto per il verdetto avverso, anche se era leggermente sottotono rispetto al solito, non credo meritasse la sconfitta».
Passiamo ai titoli, iniziando dall’italiano di Bruzzese.
«Il match l’ho vissuto con impatto emotivo fortissimo, un po’ per l’atmosfera, il palazzetto per Damian vibrava, ha avuto un gran calore da tutta la gente, e poi ancor più bello è stato l’incontro, con grandi scambi. Non pensavo che il suo avversario (Rettori, ndr) arrivasse alla fine, dopo che nella terza ripresa ha subito un ko in piedi; invece è arrivato alla decima, con grande determinazione, salendo anche di tono, con grande orgoglio. Bello, intenso, ha dato onore a tutti e due i pugili, anche l’avversario di Damian, che si è ripreso tutto il rispetto che deve avere dalla vita. E Damian si è ripreso il titolo, che merita».
Infine Matano, che all’inizio pareva in difficoltà...
«Match diverso, altra storia,più studiato, deciso alla distanza. Matano ha faticato all’inizio a trovare la misura. Pian piano è cresciuto, nel corso delle riprese ha trovato il suo ritmo, quando ha accorciato le distanze, con i colpi sotto il tedesco ha subito la sua pressione. Merito a Matano per come si prepara».
E arriviamo alla Galassi: a giugno sarà match per il titolo iridato...
«Questo mondiale lo aspetto da sei mesi e più, da dicembre, e ne ho dovuti ingoiare di spostamenti di date. Lo aspetto, ma non con ansia: mi sto preparando con una voglia, una dedizione, come quando preparavo il mio primo mondiale in America: voglio scendere dal ring potendo dire di aver dato il 100%. Quindi, preparazione più dura del solito, livello dei guanti più alto: per l’impresa è questo che servirà».
La campionessa in carica, l'argentina Debora Anahi “La Gurisa” Dionicius, non è certo cliente comoda...
«Ha accettato di venire in Italia, è la più forte. Di lei ho visto qualcosa su internet e letto: 105 match da dilettante, ne ha vinti 101, sicuramente una buona atleta e con della tecnica. Da professionista 19 match vinti. Ho visto che qualche avversaria non era granché, ma anche con quelle buone ha vinto con una certa autorità. È una pugile, non una guerriera, da un certo punto di vista più difficile da affrontare, perché in altri match la mia tecnica può essere un vantaggio: almeno sarà un match di pugilato vero. Queste cose mi esaltano, so che serve dare di più».
Il maestro Duran cosa ne dice?
«Che è la sua ultima grande occasione della sua grande carriera. Il giorno dopo compirà 43 anni, ha la possibilità di farsi il regalo più bello. Un’impresa che entrerebbe nella storia dello sport, non del pugilato italiano. È un mondiale che nasce ad agosto dell’anno scorso, quando Simona difese l’europeo a Ostia: parlo con Giulio Spagnoli, già organizzatore dei miei mondiali, e gli chiedo di contattare qualche manager per far fare il mondiale alla Galassi; prima viene fuori il nome della colombiana Bouvier, ma intanto perde il titolo, poi sembrava deciso per Paola Yudica in febbraio a Ferrara, ma il match salta per il budget. Intanto la ragazzina fa la difesa europea e l’Ibf le toglie la qualifica di sfidante ufficiale al mondiale, ma finalmente Spagnoli aggancia la campionessa dei supermosca: so che davanti a me ho una grande campionessa. Io e Simona abbiamo fatto un patto. Le ho detto: se tu sei la Simona Galassi, non vinci; se sei quella degli ultimi incontri, non finisci in piedi; se sei quella che vedo tutti i giorni in palestra, puoi giocarti le tue chance. Deve andare al di là della sofferenza. Siccome ci tiene tantissimo, ho un’atleta straordinaria per le mani, una donna ben consapevole di quello che andrà a fare e io credo che il 26 giugno potrà regalarsi la corona mondiale».
Il tuo primo mondiale, da dilettante, fu nel 2001...
«Alla gran differenza d’età - riprende la Galassi - non ci penso affatto, sono integra. Ho avuto il problema di superare la soglia dei 40 anni, come tutte le donne! Ma mi alleno con i ragazzini e tutto procede. Ora sto più attenta, ho un preparatore apposta, rispetto di più i tempi di recupero, ma, per quello che posso dare sul ring, come mi chiama il mio allenatore, mi sento ancora una ragazzina: grandi ritmi e pugilato di alto livello».
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