Il cappellino, l’amicizia con Cascella, la storia
Dal Kristall all’Archibugio i luoghi ferraresi del tecnico. La passione per i viaggi e la scoperta della bici
FERRARA. Quando poco dopo le 14.30 di ieri mister Capurso ha fatto ingresso in redazione, accompagnato dal nostro Costantino Felisatti, di primo acchito abbiamo avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di strano. Già, ma cosa? Poi abbiamo realizzato: il cappellino. Capurso era senza il suo abituale, inseparabile, cappellino. Il punto di partenza per svelare tutta una serie di aneddoti.
Genesi del copricapo
«Il cappellino? Ha... radici antiche - spiega Capurso -. A Bisceglie, in C, si giocava all’aperto. Un giorno pioveva, ho preso un cappellino e l’ho messo. Abbiamo vinto. La settimana dopo l’ho indossato di nuovo, anche se c’era il sole: nuovo successo. Da lì la società ha iniziato a fare cappellini con il nome della squadra, e li ho sempre indossati. E’ una cosa nata per necessità, poi è diventata una sorta di talismano. Qui ne ho una ventina, e tanti altri li ho regalati. Ma se vinciamo lo scudetto mi sa che devo donarli tutti...».
Bisceglie, Salvatore, l’Inter
Leopoldo Capurso ha una grande passione per il calcio, tifa Inter («Da sempre: orgoglioso di essere interista. Ero a Madrid per la finale di Champions e ora non so quando torneremo a disputarne una...»), giocava “a undici”: «Nel Bisceglie e nel Rieti, fino alla C, fino al 1980. Poi mi sono fracassato un ginocchio e ho smesso. E nel Bisceglie con me c’era Salvatore Cascella, che a Ferrara conoscete bene per i suoi trascorsi spallini. Un amico fraterno, un calciatore eccezionale. Vado sempre al suo stabilimento balneare, l’Europa Beach a Margherita di Savoia. Sono molto legato a lui come ad Aldo Papagni (di Bisceglie e del ’56 come Capurso, del quale è stato compagno di squadra; ndr), che quest’anno ha allenato il Savoia in Lega Pro. Viene sempre a trovarmi, anche di recente è stato cinque giorni qui a Ferrara». Smesso di giocare, Capurso ha iniziato ad allenare nel 1984. Ha portato lo Sporting Bisceglie dalla Terza alla Promozione, poi la società ha detto stop ed ha investito sul calcio a 5. Capurso aveva richieste a Trani ma ha deciso di abbracciare la nuova disciplina. A Coverciano ha fatto il corso per il patentino Uefa B (calcio) e per quello di calcio a 5. Ha guidato il Bisceglie dalla D alla serie A, ha vinto la Coppa Italia, ha fatto i play off, ha portato giocatori da Argentina, Paraguay e Brasile.
Cosmopolita
Capurso ama il mondo, i viaggi, è aperto alle culture: «Sono stato ovunque, mi manca solo l’Australia. Prossimamente torno in Brasile, in cerca di giocatori. E si badi bene che il mio Brasile non è la spiaggia, non è il sole, non è Rio, Maceiò o Recife, bensì il Paranà, il Rio Grande do Sul, Santa Catarina... Un gran freddo, località dell’interno difficilmente raggiungibili, sistemazioni non di lusso. Amo viaggiare, ho voglia di sapere, di conoscere, ho spirito di adattamento, sono cosmopolita. Caratteristiche che mi hanno aiutato nel mio lavoro. Anche nell’inserirmi a Ferrara. Certo mi mancano le mie figlie: Anna Rita ha 23 anni, lavora e studia scienze motorie; Adriana ha 19 anni e frequenta l’ultimo anno del liceo linguistico. L’altra sera sono venute a Pescara con mia moglie».
Città da vivere
Capurso a Ferrara lo si vede sfrecciare in bicicletta, sempre, con qualsiasi tempo: «La bici l’ho portata da Bisceglie ma là in pratica non la usavo: auto d’inverno, motorino in estate... Qui da quando sono arrivato ho perso 15 chili e tonificato i muscoli, ho fatto 20 chilometri anche oggi. Mi sono abituato alla mentalità ferrarese, giro sempre in bici, anche per andare al Pala Hilton. E mi piace visitare ogni angolo della città, scoprire tutte le strade del centro. Conoscevo la storia di Ferrara, sono appassionato del Tasso e dell’Ariosto. E sapete che Lucrezia Borgia sposò Alfonso d’Aragona, duca di Bisceglie? A Bisceglie abbiamo Palazzo Tupputi che è identico al Palazzo dei Diamanti... Non apprezzo solo Ferrara ma tutto il territorio, Comacchio... Mi manca il mio mare, il sapore del nostro pesce, ma non si può avere tutto, no? A Ferrara ho i miei punti di riferimento, i miei luoghi, gli amici: quelli del bar Kristall, il giornalaio lì vicino. All’Archibugio ho trovato una seconda famiglia, mi trattano come uno di loro. E che orgoglio essere riconosciuto e fermato dalle persone al bar, in strada, al supermercato: è il segnale tangibile di quanto il Kaos sta facendo a Ferrara».(p.n.)
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