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La Centese piange il “Moro” «Molto più di un semplice custode»

La Centese piange il “Moro” «Molto più di un semplice custode»

CENTO. Centese in lutto. Due giorni fa è scomparso Quinto Querzoli, per tutti il “Moro”, che per quasi trent’anni ha fatto il custode allo stadio “Bulgarelli”. In tre decenni ne ha visti tanti di...

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CENTO. Centese in lutto. Due giorni fa è scomparso Quinto Querzoli, per tutti il “Moro”, che per quasi trent’anni ha fatto il custode allo stadio “Bulgarelli”. In tre decenni ne ha visti tanti di giocatori e addetti ai lavori entrare nell’impianto dei biancazzurri. Era amico di tutti, ben voluto, persona vera, come raccontano le testimonianze; aveva 70 anni. Due giorni fa, si è sentito male, a nulla sono serviti gli interventi dei paramedici per rianimarlo.

«Era una persona eccezionale - dice Teresa Montaguti, dirigente storica della Centese e oggi responsabile interregionale della Lega Nazionale Dilettanti -, gli volevano bene tutti, è una grave perdita. Mi ricordo che lo conobbi a metà degli anni ’90, lui faceva il barista dello stadio. Era un tuttofare, dava l’anima per la Centese, i giocatori e i dirigenti gli erano legati. È stato un grande dispiacere apprendere della sua morte. Eppure, l’avevo visto di recente e stava bene, non mi sarei mai immaginata potesse andarsene così all’improvviso».

«Anche per me è stato un fulmine a ciel sereno - aggiunge Andrea “Briegel” Govoni, capitano sino a due anni fa della Centese e che per primo, con il cuore a pezzi, ha dato l’annuncio su Facebook -, era amico di tutti, non gli potevi voler male.Era il primo ad aprire i cancelli e l’ultimo ad andarsene. Sempre a disposizione, figure come la sua sono in via d’estinzione. Persona vera, che sapeva come farsi voler bene dalla gente, mai una parola fuori posto e tante pacche d’incoraggiamento».

Non sono stati anni facili per la Centese, la squadra è dovuta ripartire per due volte dalla Terza categoria e la scorsa stagione è retrocessa in Promozione. Ma il “Moro” c’era sempre: «Posso dire - riprende Govoni - che lo conoscevo da 25 anni, da quando ero nelle giovanili della Centese. Chiunque è passato nell’impianto di via Santa Liberata ha fatto la sua conoscenza. Aveva un pregio il “Moro”, non faceva distinzione tra i giocatori della prima squadra e noi delle giovanili, trattava tutti alla stessa maniera con grande rispetto. Poi era sempre sorridente, anche quando le cose andavano male. Riduttivo chiamarlo custode, era qualcosa di più per la società. Faceva da collante tra tutti i componenti della “famiglia” e inoltre teneva in ordine il campo. Lo potevi vedere in mezzo al terreno di gioco a dare una sistemata, o su in tribuna a controllare che tutto fosse a posto. Poi te lo ritrovavi negli spogliatoi a ridere e scherzare con noi ragazzi. Grave, anzi gravissima perdita per la comunità di Cento. In tanti mi hanno chiamato per avere informazioni, come i mister Benuzzi e Farolfi. Dispiace, perché stava bene - chiude “Briegel” - e nulla lasciava presagire la sua dipartita».(c.m.)

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